Che solitudine immensa e triste in quel momento, in quel luogo! Quanto egli sente freddo e desolante il nulla della vita e il nulla della morte!... Tanto correre, tanto affaticarsi, tanto affannarsi e tanto soffrire per arrivare più presto a raggiungere la fine... di tutto! Per rimaner lì soli, in un cimitero, non ancora sotterra e già abbandonati!
— Ci si dà tanta importanza ed è così poca cosa la vita.... e la morte!... Anche la Fáni con tutti i suoi capelli biondi e le sue ipocrisie, con quegli occhi e quella bocca... anche la Fáni così bianca e così bella... sarebbe finita lì.... così! E la morte — il nulla! — arriva alle volte senza nemmeno lasciare il tempo di aspettarla! Povero Nespola, non aveva ancora trent'anni! Aveva poco più della mia età! Ad un tratto, in un momento, nella pienezza della forza, della salute, della vita, mentre rideva, mentre scherzava e godeva.... Ed è stato forse anche per colpa mia!.... Non potrò perdonarmelo mai più!
Uscito dal cimitero prende un brum e si fa condur subito a Porta Romana, all'albergo delle Tre spade:
— Ma — grida al brumista — senza passare da via Manzoni, nè da via Santa Margherita!
Egli non vuol incontrare donna Stefania, la quale annunziandogli la sera innanzi che sarebbe «andata a messa a San Fedele,» gli aveva fissata l'ora e il giro della passeggiata per potersi trovare alla mattina.
— Non voglio vederla più!... Voglio finirla!... Mi è diventata antipatica!... Farà un bel girare, stamattina, per incontrarmi!... E nemmeno stasera, nemmeno domani, non mi vedrà mai più!... In casa sua, con quel marito imbecille che tollera la corte così palese, così sfacciata del Faraggiola e dell'Estensi, non mi vedrà mai più! Ormai, la signora baronessa, inviti a pranzo chi vuole; me no. Io le risponderei un bel no! Ho bisogno di quiete, di raccoglimento, per lavorare!
Il proposito di Francesco Roero è ben fermo; tuttavia, in fondo al suo cuore, ancora inavvertita già si risveglia una speranza: ciò che farà la Fáni quando non lo vedrà più, per poterlo riveder ancora.
Alle Tre spade, il locandiere crede di sognare e si profonde in inchini e in complimenti, asciugandosi la bocca e il viso col tovagliolo che tiene sempre in mano e che gli serve per tutti gli usi, da strofinaccio e da fazzoletto.
— Il conto?... Il signore mi domanda il conto del Savoldi?... Del signor Savoldi?... Poveretto!... Crede?... Appena ricevuta la notizia mi son sentito gelare il sangue!... E anche mia moglie! Gli volevamo bene come a uno di casa! Così affabile, allegro!... Sempre matto, scherzoso!... Il signore è un suo parente?... No?... Fa lo stesso! Scusi anche l'indiscrezione!... Mi ha chiesto il conto? Se ha la bontà di accomodarsi un momentino è presto fatto; in due minuti!... Ecco una sedia!
Il locandiere prende una sedia, e gliela presenta davanti dopo averne spazzata la polvere col tovagliolo: