— Il signore era forse un suo amico?... Sarebbe un giornalista anche il signore?... Povero giovine!.. Tutti i difetti del mondo, ma un cuore!... Per cuore!... Lo dicevo sempre anche a mia moglie: «Che cuore!» Mah!... Per me il duello è una vera barbarità e si dovrebbe proibire!... Vengo subito col conto!
Il locandiere entra nel burò, si caccia il tovagliolo sotto l'ascella e fruga tra i registri. Intanto continua a parlare:
— Stamattina volevo andare anch'io al funerale con mia moglie; ma poi per via del mercato di Melegnano c'è stato in casa un andirivieni straordinario!... Chi sa che bel funerale?... Un matto da legare, ma un talento!... Per talento!... Il signore, scusi la domanda, è di Milano?
— Sto a Milano.
— Ecco, infatti, perchè mi pare di averla vista ancora.... se non sbaglio?
— Ho pranzato qui, l'altra sera.
Un momento di silenzio: il locandiere sta facendo la somma. Quando ha finito e il conto è pronto lo mette sopra un piatto e lo fa consegnare «al signore» da un cameriere che aspettando la mancia stava attento, gironzando nella sala.
Francesco Roero prende la nota, la scorre con un'occhiata: non arriva alle novanta lire. Dà un biglietto da cento, e lascia il resto al cameriere.
— Grazie, signore.
Il locandiere, fatto il saldo gli vuol mostrare e consegnare la poca roba stata raccolta nella camera del signor Savoldi: