— Fosse vero!... Sarebbe mio figlio!... L'ho promesso; farò il mio dovere!
In quel punto il brum, venendo da via Durini, attraversa il Corso per imboccare la via Monte Napoleone, e il Roero, proprio sul corso, vicino alla Galleria De Cristoforis, scorge Donna Stefania che fa il solito giro, prima di andare a casa, accompagnata da Manòlo e da Carletto. Il giro prima della messa toccava al Roero; quello dopo messa al Faraggiola e all'Estensi.
La Fáni è fresca e prosperosa, animata dall'auretta mattutina. Alta, diritta, il petto sporgente, una mollezza languida nel camminare, i bei capelli biondi ondeggianti sulla fronte, sorride colle labbra e cogli occhi esperti ai due appassionati corteggiatori, che le si stringono ai fianchi beati, estasiati.
Il Roero pieno di dispetto, di furore, di gelosia, si caccia in fondo al brum, per non essere veduto:
— Civetta, ipocrita, falsa e senza cuore!... Non mi ha veduto, prima di messa, e non ci pensa nemmeno!... Voglio metterla in commedia, subito, appena ho finito l'Arianna!... La devota voluttuosa! Ecco il titolo! Bellissimo! E voglio mettere in commedia anche quei due tipi comicissimi e nuovi che l'amano... in società!
Vicino al teatro Manzoni egli ferma la carrozza, discende e la lascia in libertà. Fa il resto della strada a piedi.
— Non vado nemmeno stasera in casa Arcolei!.. Nemmeno domani, mai più!... L'ho detto e lo mantengo: non ci vado più! Non mi vede più!
Sempre irritatissimo contro la Fáni, apre l'uscio a vetri del caffè, ma subito gli mozza il respiro una zaffata di fumo di sigaro e di tanfo di cucina, mentre gli rintrona le orecchie una disputa animata, un vociare, un urlare in vari dialetti... Il Roero esita un istante sulla soglia; non sa se entrar dentro sì o no... Ad un tratto succede alle grida, allo strepito, un grande silenzio: tutti, nel caffè, voltano la faccia curiosa verso il giovane ed elegante commediografo che riempie il Manzoni e verso uno dei padrini, il più noto, del povero Nespola.
Francesco Roero saluta con un cenno del capo e torna indietro chiudendo l'uscio con una spinta che fa rintronare i cristalli.
E avviandosi verso la piazza della Scala, borbotta fra sè: