— Ti amo! Ti amo!

Le braccia, i muscoli di Stefania diventano d'acciaio; le manine nervose graffiano anche sotto i guanti. In un impeto più forte d'ira, di sdegno, riesce a sciogliersi da Francesco e a spingerlo, barcollante, in mezzo della stanza.

— È così, è così che mi rispettate?... Che mi date prova di rispettarmi e di stimarmi?... Non mi vedrete mai più!

Stefania si slancia sull'uscio per fuggir via, ma non può: la serratura inglese, a sdrucciolo, s'è chiusa.

Francesco, a tale rimprovero, a tale minaccia, si calma repentinamente, rientra in sè e comprende l'errore commesso, la propria pazzia.

— Perdonatemi, perdonatemi...

— Aprite! Subito! Aprite!

Francesco balbetta sempre più confuso, mortificato, senza osare di avvicinarsi:

— Più che rispetto... è devozione, adorazione che sento per voi...

— Bel modo di provarmi questi sentimenti!... Aprite, ho detto, subito!