— Da casa mia?

— Precisamente. Ed è appunto per parlare di un certo affare che la riguarda, che sono venuto a trovare la Signora Suzann. Io ero molto amico del povero Savoldi, e....

— Del Savoldi?... — interrompe la vecchia sbarrando gli occhi e stendendo le braccia. — Amico del Savoldi?... Di quel... cane, parlando come se fosse vivo?

Il Roero aggrotta le ciglia e la Suzann cerca coi cenni, di calmar la vecchia, di frenarla, ma tutto è inutile, e questa continua diventando sempre più furibonda:

— È per quel cane, sì per quel cane che sono tornata a Milano stamattina! Che mi son precipitata qui, appena saputa la bella notizia! Ieri c'era riposo; siamo stati tutto il giorno in campagna, a Gorlago, e ci capita al ritorno questa bomba!... Belle prodezze!... Bella bravura farsi ammazzare quando non si ha niente al mondo da perdere! Quando si rompe e tocca a chi resta a pagare! Bella coscienza!... Bel punto d'onore!... Un cane, un vero cane!... Non ha mai avuto cuore, nè sentimento per nessuno!

Il Roero, indignato, alza la voce a sua volta:

— Le ripeto, signora Canzi, se non ha capito bene, che io ero amico del signor Savoldi! Sono stato suo testimonio, suo padrino; è spirato fra le mie braccia e voglio, vivaddio, che il suo nome e la sua memoria siano rispettati! E deve essere rispettata anche la sua ultima volontà! Per questo soltanto ero stato da lei, a casa sua, al Cordusio; per questo, mi trovo qui.

La signora Carlotta, lì per lì, rimane un po' sconcertata; capisce che ha da fare con un uomo risoluto; abbassa il tono e modera le parole.

— Allora, le domanderò una cosa sola; lascio giudicare a lei: — Un uomo, un gentiluomo, ha il diritto di fare il prepotente, di andare a farsi ammazzare senza dire nè ai nè bai, senza prima provvedere ai propri impegni, ai propri debiti sacrosantissimi? Ha il diritto, per esempio, di farsi ammazzare per le sue chiacchiere, per la sua America, per le sue repubbliche, lasciando poi la sua propria creatura da mantenere agli altri? Ha, per esempio, il diritto di andarsene, di sparire comodamente, quando si ha in giro una cambiale di cinquecento lire che va proprio in punto a scadere dopodomani e sulla quale, in pienissima buona fede, ha messo la sua firma per favore, per puro favore, nientemeno che il signor maestro Canzi?... Mio marito, signor cavaliere, mio marito!

— In quanto a Lulù, te l'ho già detto, — esclama la Suzann. — Se nessuno la vuole me la tengo io!