Il Roero comincia un po' anche a spaventarsi:

— No! No! No!... Lulù! Ma Lulù! Resto qui!... Resto qui con te!

— Papà!... Papà! Papà!... No gelato!... Papà!

Il Roero non sa più che cosa fare, prega e supplica:

— Non esser cattiva, Lulù, la mia Lulù! Non piangere più!... Calmati!... Il papà verrà domani! Lo vedrai domani!... Intanto resterai con me! Sempre con me!

— Il padrone ha trovato il suo bel da fare, — mormora Giovanni sottovoce, senza più cercare di avvicinarsi alla bambina, che continua a piangere, a strillare e a rotolarsi per terra.

— Può farsi anche del male! Che non batta la testina contro qualche mobile!

— Vuoi che lo mandi via Giovanni?... Sì! Lo manderò via!... Va via! — Poi, più piano, il Roero soggiunge al servitore: — Va dal signor Olivieri... che venga subito! Che venga a vedere, ad aiutarmi!

Appena uscito Giovanni, le strida, le convulsioni, cominciano a calmarsi e Lulù si lascia di nuovo prendere in braccio dal Roero. A poco a poco i singhiozzi si fanno più radi, i begli occhi tornano a fissare il Roero... poi ad un tratto stende la manina per riprendere Titi.

Il Roero, tenendo Lulù sempre in braccio, si china, prende la bambola e gliela dà.