«Mercoledì sera, ore nove.
«Tua, sempre tua.
Emma».
— Cara!... Cara figliuola!...
«Giovedì mattina, ore sette.
«Le scrivo in fretta e in furia e telegraficamente, perchè ho il sospetto che la Rosina — la mia cameriera — abbia ricevuto l'incarico di sorvegliarmi e riferire; e poi così vinco la soggezione, perchè scrivere a lei mi fa soggezione. Chi sa che cosa dirà dei miei sgorbi e dei miei sbagli! Andando alla messa, metterò in buca io stessa tutte e due le lettere, il salutino che le ho mandato ieri sera, e questa. C'è una buca sull'angolo, vicinissimo alla chiesa. Per quanto abbia i miei fondati sospetti sul conto della Rosina, essa non potrà impedirmi, intanto, di mandarle queste due lettere. Tornata a casa... sarà quel che sarà.
«Dio, Dio, anche ieri che giornata! Che brutta giornata! La mamma non ha fatto che piangere; poi ha finito a letto col solito dolor di testa dei grandi dispiaceri, e non ha ricevuto che il dottore, la Fanny e Guido Bardi. Temo che questi due sieno molto nemici suoi. Si regoli.
«Che vita, però, da un giorno all'altro! Che cambiamento! Tutti mi fanno il muso! Persino le persone di servizio sono contro di me. Quanti guai, quante lacrime, quanti rimproveri! Prediche, poi, da tutte le parti.
«Chi mi fa pena è il babbo; e mi fa pena, appunto, perchè non parla! Sarei così contenta se si sfogasse anche lui a strapazzarmi; invece, niente. Soffre, e soffro anch'io, vedendolo così.
«Quando non penso a lei sono molto infelice; ma a lei ci penso sempre e allora tutto passa e torna il sole. Mi promette che un giorno vorrà molto bene al babbo?... Ed anche all'Ernani, al Trovatore, al Ballo in Maschera? È una manìa; è la sua manìa. Ma è tanto buono, tanto onesto e leale!