«Coi Sebastiani, rottura completa. La madre Sebastiani è furente contro di me, e suo figlio ha dichiarato al dottore di «non volermi più, nemmeno se mi vedesse a pregare, a supplicare, a morire». E ha ragione, mille volte ragione.

«È venuta in camera la Rosina e subito se ne è andata. Forse è corsa dalla mamma colla notizia che sto scrivendo. Mi ha guardato con certi occhi!... E i suoi occhi?... Non li vedo più. Cioè, li vedo sempre, ma... dove sono?

«Adesso, dunque, con Sebastiani, finito; non mi vuole. Nessuno più mi vuole. E lei?»

E.

«Si ricordi: mi deve scrivere tutti i giorni. La mattina, la prima cosa, appena alzato; e la sera. Ogni lettera la chiuda in una busta, colla data del giorno. Me le manderà tutte insieme, appena avrò trovato il modo di poterle avere.

«E Padova?... Come sento che mi dovrebbe piacere! Chissà, un giorno, se la vedrò? E i suoi parenti? Immagino quante feste le avranno fatto. Mi scriva tutto. Mi dica, anche, se suo fratello le rassomiglia: se ne ricordi. I padovani, adesso, m'interessano molto più dei milanesi.

«Un giorno, voglio vederla la camera sua; di casa sua; dov'è ora, in questi giorni; dove legge le mie lettere, dove pensa a me, dove scrive molto... a me».


Il dì dopo, niente lettere «ferme in posta» per Giordano Mari; poi una, quasi tutti i giorni.

«Sabato mattina, ore 5.