«Le finestre della mia camera sono ancora chiuse. Scrivo col lume.
«La Rosina, l'altro giorno, appena a casa, ha detto tutto. Grandi scene anche per le lettere: la mamma ha sempre il dolor di capo. Non la vedo da due giorni. Mi ha mandato il dottore a farmi una fiera intemerata e a dichiararmi che, «se continuo così», posso far conto di non vederla mai più. Ma il buon dottore, colla sua faccia tetra e il suo occhio terribile da Torquemada, non mi fa paura, perchè mi adora.
«Il papà, povero papà, ha cominciato pure per farmi la sua bella sgridata... e ha finito coll'abbracciarmi, piangendo. Ho pianto tanto anch'io! Mi ha pregata, supplicata per il mio solo bene... Per consolarlo, gli ho promesso tutto. Ma poi, a poco a poco, so io come pigliarlo il papà; e come convincerlo e persuaderlo a proposito... del mio solo bene. Oh, se invece di scriver libri, lei scrivesse musica... No, no! allora lei non sarebbe più lei.
«La mamma ha messo alla porta il Barbarani, il quale, per colpa nostra, ha contro di sè tutti i milanesi inferociti, specialmente donna Fanny (che credevo tanto mia amica), Guido Bardi e, s'intende, quell'altro, che non mi vuol più. La marchesa Gonzales è la sola, che osi difendere il Barbarani, ed ha il coraggio di sostenere che, per quanti letterati e poeti e scienziati abbia mai conosciuto, il più simpatico è Giordano Mari. — Non monti in superbia. C'è di mezzo una certa gita in stage combinata dalla Fanny col Bardi e con altre signore e alla quale la marchesa non è stata invitata.
«Sento la Rosina nel corridoio; spengo il lume...
«Decisamente la Rosina ha l'incarico di farmi la guardia. È venuta fin sull'uscio: ha spiato dal buco della chiave: ha picchiato pianino... sicura che dormissi, è tornata via.
«Devo dirle ancora un'altra cosa, poi basta.
«In me c'è una gran contraddizione: capisco che lei non possa credere, ed io, invece, credo. Un giorno, mi spiegherà, non è vero, questa contraddizione?
«Ieri, dunque, le devo dire, che sono stata a confessarmi dal mio solito confessore, don Fulvio Crespi, il parroco di San Fedele: quello stesso che mi ha tenuta a battesimo. Ormai sono in collera con tutti!... Avevo bisogno anch'io d'una parola buona, affettuosa, di pace, di speranza e di perdono. Invece... niente. Anche don Fulvio era già stato istruito, preparato dalla mamma, e mi ha tenuto per due ore un magnifico ragionamento pieno di eloquenza e di belle citazioni; ma inconcludentissimo.
«Il tempo: mi fanno un gran caso, del tempo. Non ho avuto nemmeno il tempo di conoscerla abbastanza per...» (devo dire come dicono tutti, e anche don Fulvio) «per innamorarmi seriamente». Non possono capire com'è successo, sono tutti curiosi di saperlo... e lo domandano a me! Don Fulvio ha un gran talento; è fortissimo, dicono, in teologia, in numismatica, nella storia delle famiglie patrizie milanesi; insegna Dante e Petrarca; predica che è un incanto; ma di certi argomenti, si capisce, ne parla a orecchio, e perciò non persuade.