«Gli avrei voluto rispondere, a proposito del tempo: — E allora, come mai, con Nino Sebastiani ho avuto tutto il tempo, tanto tempo... ed ho ottenuto questo bel risultato... che non mi vuol più?

«Quel primo giorno, quella domenica, se ne ricorda?... Io ero confusa nella folla: lei su, in alto, solo, più grande di tutti.

«Lei mi ha guardata: è bastato.

«Non è il tempo che passa quello che conta; ma il minuto che arriva e cambia tutte le cose e ferma tutta la vita.

«È vero: non mi sento bene. Tutti mi trovano con una bruttissima cera. Questo «bruttissima» comincia ad inquietarmi. Che cosa succederà?

«Mi preoccupa e m'inquieta, non per i milanesi ma per i padovani. E suo fratello? Sapesse quanto ci penso e come ho paura... di non piacergli subito. Vorrei tanto ch'ella avesse anche una sorella. Con sua sorella, sì; con sua sorella — non è vero? — potrebbe parlare di me anche senza nominarmi... per ora.

«Quanto vorrei bene ad una sua sorella!

E.

«Non so ancora se, e quando, e come potrò mandarle questa lettera. Vuol dire che me la metterò in tasca e aspetterò «il miracolo». Io non ho la sua mente, per la quale non c'è nulla di segreto, nemmeno nel cielo. Io sono una fanciulla semplice, e molto ignorante in tre lingue diverse: inglese, francese, italiana. Credo ancora nei miracoli... anche a quelli straordinarii che non potrei ottenere a San Fedele, da don Fulvio Crespi».

«Domenica sera, ore otto.