«Come è buono mio cugino Carlo! Mi ha detto che gli facevo pena, vedendomi così giù: gli ho confidato della Rosina e delle lettere, e si è offerto lui stesso. Ho fatto male? Mi dica se ho fatto male! Ma intanto potrà mandarmi tutte le mie lettere. Subito, appena riceve questa mia, le porti subito alla posta: Architetto Carlo Borghetti, via Monforte.

«Subito! Subito! Subito! Quanta gioia mi dà il pensiero di ricevere tutte le mie lettere. Non sogno altro. E perciò dimentico tutto: quanto gridare, anche ieri sera, anche oggi, e quanto piangere! Io farò morir tutti, il papà, la mamma, il dottore... lo zio Albertoni. Sicuro, farò morire, anche lo zio, fino a Roma! Dio mio; non ne posso più, più, più! Ma oggi penso che avrò le mie lettere e sono beata! Lei non sa ancora fino a che punto Carlo sia buono. Ma un giorno lo saprà. Carlo, che tesoro! Gli voglio bene. Lo adoro. Se lei imposta subito le mie lettere, forse le posso ricevere ancora domani sera.

«Non mi sento molto bene.

«Domani! domani! domani!

«Voglio andare a dormir subito, per far venir domani più presto.»

«Martedì, ore undici.

«Non posso scrivere «un letterone» perchè sono sempre più sorvegliata, giorno e notte. E poi anche per Carlo. Io sono una sensitiva. Quante cose sento — non è vero? — che non arrivo a spiegarmi. Per Carlo, non è lo stesso? Egli non sa se io le scrivo molto o poco. Ma adesso che le mie lettere le porta lui alla posta, non mi riesce più di scrivere... come prima.

«Donna Fanny, la suocera di donna Fanny e Guido Bardi, sono sempre i più tremendi contro di lei. Non capisco il perchè. Fossero i Sebastiani, ci sarebbe almeno una ragione! Inventano, o fingono di farsi scrivere da Padova delle cattiverie... persino volgari. Non glielo volevo dire; ma, tanto, è meglio saper tutto per regolarsi. Il Bardi vorrebbe divorarla vivo, anche come letterato. Poveretto! Se la rana avesse i denti!

«Sto sempre poco bene.

«Avrò le mie lettere stasera? Che gioia!»