Il dottore. Però... un po' meno di ieri?
Emma (scuote leggermente la testina sul guanciale).
Il dottore. No? Allora diremo... come ieri. (Pausa: l'osserva, la studia, strizzando l'occhio) Da brava; fammi veder la linguina! (La guarda a lungo, arricciando il naso, facendo una bruttissima cera: pausa, sospiro) Ma già, finchè perdura la causa morale, i dispiaceri, le inquietudini, i patemi d'animo... persiste, per conseguenza, anche tutto il resto.
Emma (fissandolo cogli occhioni più grandi e più neri nel faccino smunto) Oh, dottore! Soffro, sai! soffro tanto!
Il dottore (gli occhi gli si riempiono ad un tratto di lacrime: si china col volto più vicino, più d'appresso ad Emma, per consolarla, per rianimarla: in quel punto tutto il cuore, tutta l'anima, tutta l'affettuosa dolcezza del buon dottore si è trasfusa ne' suoi occhi) Cerca di metterti in calma; di non pensare... o di pensare soltanto alle belle cose.
Emma. Oh, dottore, come si può non pensare? E, ormai, dove sono, per me, le belle cose?
Il dottore (con effusione, premendo sopra le coperte dove si vede il rialzo che copre le mani intrecciate di Emma) Ma tutto il mondo, cara la mia tosa! Tutto il mondo, per te, è pieno di belle cose! Non le vuoi guardare!
Emma (colla vocina sempre debole, ma con un leggero sorriso d'ironia) Per me, una bella cosa doveva essere anche Nino Sebastiani.
Il dottore (si allontana: diventa truce) Forse, anche quel Sebastiani poteva essere un errore. La gente — sicuro — non si può mai dire di conoscerla abbastanza. Sai? Dopo la rottura successa, la signora Sebastiani non mi ha più fatto chiamare. (Pausa) Adesso ha quell'intrigante del Marzetti.
Emma. Oh, dottore! Anche questo per colpa mia!