Il dottore. Quietina! Quietina! (Le riaccomoda le coperte attorno al collo) In sostanza, approssimativamente, io posso dire anzi di averci guadagnato. Per quel tabernacolo della Sebastiani bisognava essere sempre in moto! Non si era mai sicuri nè di giorno, nè di notte! (Ridendo, per mettere Emma di buon umore) Io credo — veh! — che tutto il male del suo cuore proveniva dal fatto solo di non aver mai trovato modo di metterlo a posto! (Dopo un'altra risatina, si ricorda del termometro: guarda in fretta l'orologio).
Emma. È ora? Posso levarlo?
Il dottore. No, sono appena cinque minuti. (Pausa: guardandola, esitando: poi con precauzione, con un tono di voce lenta, uguale, penetrante) Sai — vero? — che cosa hanno scritto da Padova? Non ha propriamente un soldo. Suo fratello è ricco, ma pare... in malo modo. Il padre era un bottegaio. — Sicuro. — Io direi, adesso, prima di tutto, di guarire. Poi, a suo tempo, si potrà fare una scelta migliore, di generale soddisfazione, per la mamma, per il papà, per lo zio. Sua Eccellenza... a Roma. E, intanto, quel certo Giordano, direi proprio — vero? — di escluderlo assolutamente.
Emma (agitandosi) Oh, dottore, dottore, dottore! Non tornare da capo! Te ne prego! Te ne supplico!
Il dottore (cercando di tenerla sotto le coperte) Quietina, dunque, quietina! I fatti, già, sono fatti, e non si possono cambiare.
Emma. Che fatti? Ma che fatti? Sai perchè non è ricco? Perchè non ha una posizione lucrosa? Perchè ha voluto essere sempre indipendente! Perchè il suo animo nobile e fiero non ha mai voluto abbassarsi a domandare, a strisciare come tanti altri che non hanno nè dignità, nè carattere. Ma il suo nome è conosciuto in tutto il mondo. Più del nostro, certo.
Il dottore. Ma... e questo Taine? E questi rubalizi letterarii?
Emma. Ci credi tu a Guido Bardi? Invidia, rabbia, cattiveria.
Il dottore. Resterebbe l'altro inconveniente... del fratello.
Emma. Suo fratello... Intanto, chissà se è vero; perchè anche queste sono le informazioni di donna Fanny.