La signora Letizia (scattando) Non è vero!
Il dottore (senza badare all'interruzione della signora Letizia e seguendo lentamente il suo primo discorso) Dunque, sicuro, io direi, in certo qual modo, che bisognerebbe informare anche Sua Eccellenza di ciò che ne consegue. Come ministro — vero? — nella sua posizione, potrebbe anzi giovare al miglioramento, al collocamento di... del... di quel... appunto di... Giordano.
Venceslao (sempre più disperato: colle lacrime) Dunque? C'è pericolo?
La signora Letizia (irritata contro il dottore) Ma rispondetegli di no! Che non c'è pericolo! E la sia finita!
Il dottore (dopo un momento) Intanto, questo stato di continue agitazioni, di continue contrarietà, di tensione, ha prodotto i suoi effetti anche sopra di lei.
La signora Letizia (inquieta) Sopra di me?
Il dottore. In dieci giorni è andata avanti di dieci anni. Non ha più il suo bel pallore; ma la sua tinta è addirittura cadaverica.
La signora Letizia (sempre più inquieta) E allora?
Il dottore. Allora bisogna mettersi in quiete, e, per mettersi in quiete, bisogna aver l'animo in pace e quindi rassegnarsi, occorrendo, anche a ciò che non accomoda interamente, pur di schivare ciò che può far male. Ad una certa età, se si trova la strada buona, piana, si va avanti per un pezzo; ma basta, come si dice, un urto, un'inciampata qualunque, per andare a precipizio.