Emma (con entusiasmo) Lo credo! (carezzevole, consolandosi, rianimandosi) Dunque, non si parte... così subito?
Giordano. No, ma... (guardandola: accarezzandole i capelli con aria di affetto paterno) Intanto ho bisogno di molto raccoglimento, di quiete assoluta, per poter riordinare le mie idee. Dunque, figliuola mia... (s'interrompe sorridendo).
Emma (lo guarda: è la prima volta dopo il matrimonio che la chiama «figliuola mia». Sorride anche Emma).
Giordano. Dunque, mentre io dovrò passare le mie ore a leggere, a scartabellare, a consultare carte e documenti, tu pensa un pochino alla casa. E, finchè c'è tempo dinanzi a noi per far tutto con garbo e con comodo, pensa anche ai preparativi della partenza. Ricordati che di queste faccende io non me ne occupo affatto. Non so fare; e poi, ho altro in mente. Quando ho preso con me le mie carte, basta. (Sfiorandole appena i capelli con un moto rapido delle labbra: poi, subito, con serietà e imponenza, allontanandola da sè) Ed ora, figliuola mia, non c'è tempo da perdere. Bisogna rispondere a Bologna, a Napoli, a Roma. — Parla.
Emma (lo guarda, interrogandolo, coi grandi occhi incantati).
— Parla! Che cosa? Devo rispondere di sì, o di no?
— Sì, sì, sì! Devi rispondere di sì! Oggi stesso! Subito! Ma pensa, io sono tanto fiera di te! Così contenta, così beata, di saperti ammirato, apprezzato, desiderato! Io che ti amo per te, e che ti adoro perchè sei così superiore a tutti gli altri! Io che vivo della tua gloria; la respiro come l'aria; mi fa bene! So che non ho nemmeno il diritto di volerti tutto per me! Il tuo cuore, sì, non è vero? (gli mette sul cuore la piccola manina bianca, ingemmata) Questo, sì? Tutto, tutto mio! Ma lì (col ditino, graziosamente, tocca la fronte del marito), lì... ha diritto anche l'Italia... e tutti i popoli civili! Tutti i contemporanei e tutti i posteri! (ride, e, guardandogli la bocca e i denti bianchi, ha una voglia ardente di dargli un bacio: poi torna seria). Come avrei rimorso di darti un dispiacere, così avrei pure un gran rimorso di farti sacrificare, per un mio capriccio, per me sola, un'ora di lavoro. (Appoggiandosi, abbandonandosi tutta sul suo petto) Sento che sarei indegna di te; che non meriterei più... (guardandolo, con uno sguardo lungo senza alzare il capo, fissando ancora la bocca di Giordano e sospirando) più, più... più nemmeno un bacio!
Giordano (serio, calmo, dignitoso: sollevando Emma colle due mani, tenendola ritta, un po' discosta) Allora, se devo rispondere, lasciami andare.
Emma (tenendolo per un braccio) Sì! Va! Va! Ma va!
Giordano (con gravità) Lasciami andare davvero; si fa tardi per la posta. (Assumendo un'aria paterna) E poi, anche tu, cerca di occuparti, come ti ho detto, cerca di far qualche cosa. Sei ancora troppo giovane per restare tutto il giorno a dondolarti in ozio. Guai, abituarsi! Finiresti come le donne turche, o, come tua madre, a passar tutta la vita sdraiata sopra una poltrona. Bisogna muoversi, camminare, stancarsi qualche volta, stare in esercizio colla mente e col corpo. Mentre io sono nel mio studio, per esempio, a lavorare, tu dovresti fare qualche bella passeggiata, arrampicarti su per il bosco.