Emma. Piove.

Giordano. Non dico per oggi; ma per un altro giorno. E poi, leggi qualche cosa; mettiti un po' al corrente colle ultime pubblicazioni, colle novità più importanti. Pensa che a Bologna, a Napoli, a Roma, devi vivere con me in un mondo intellettuale! Quand'eri ragazza, mi piaceva tanto la tua passione per i fiori; occupati del giardino.

Emma (guardandolo con un sorrisetto assai espressivo, tra il timido ed il birichino) Piove.

— Piove oggi, ma non pioveva ieri e, speriamo, non pioverà domani. Sona un po'. Hai fatto malissimo a trascurare il pianoforte. Sai quanto ci tiene anche il papà! Sonami qualche cosa. Io di là, mentre scrivo, ti sento e mi diverto; mi fa tanto piacere!

Emma (carina molto: ricordando il loro primo colloquio, la sera del concerto e guardandogli sempre quella bocca, che vuol far la cattiva, e i denti bianchi) Sonerò le Trascrizioni di Liszt sull'Aida. Vuoi?

Giordano (che non può più lottare contro il sonno: senza capir niente) Ma sì, appunto! Sona qualche cosa! Quello che vuoi! Per me fa lo stesso! Io penserò che sono le tue manine care (le bacia, una dopo l'altra) e sarà per me uno squisito godimento spirituale. (Fa di nuovo per avviarsi verso lo studio).

Emma (lo lascia andare fin quasi sull'uscio, poi gli corre dietro e lo ferma ancora).

Giordano. Ma che hai, cara? Perchè mi guardi così? Piangi? (colla voce un po' alterata per un principio di collera) Ma che cosa vuoi, infine? Ebbene, risponderò a Bologna, a Napoli, a Roma, risponderò di no! Ma, o sì o no, devo rispondere; non sono un ineducato! — Lasciami andare!

Emma. Sì! sì! Non ho detto di sì? Va subito a rispondere di sì! Voglio! Non è questo! Non è questo che mi affligge, che mi rende melanconica, triste...

Giordano. E allora? Che cosa?