Emma (balbettando). Che dolore, che gran dolore dover lasciare l'Argentera! Dio, Dio! Pensandoci, mi sembra che in quel giorno in cui dovrò partire finirà qualche cosa... una parte della mia vita! Che dolore sarà quel giorno, per me... E per te, Nino?...

Giordano (cogli occhi semispenti) Anche per me, sicuro, un grandissimo dolore! Ma torneremo, questa primavera. Persuaditi, cara figliuola mia, per l'autunno, specialmente quando cominciano le piogge, e qui poi non finiscono mai, non è un posto molto sano. La villa è troppo bassa, e per ciò non può a meno di essere umida. All'Argentera, per star bene, ci vuole il sole e il caldo.


Emma, malinconicamente, va al pianoforte, ma, senza più nemmeno pensarci, non sona le Trascrizioni di Liszt sull'Aida. Sona svogliata, distratta, una cosa qualunque, tanto per sonare, mentre guarda dalla finestra: il giorno è diventato bigio, oscuro, triste. Continua a guardare, continua a sonare, e quella pioggia, tutta quella pioggia minuta, fine, silenziosa, che gocciola dai rami senza foglie, le penetra, con un brivido, nelle ossa e nell'anima.

.... Giordano Mari, entrato appena nel suo studio, vi si chiude dentro a chiave; mette uno sull'altro i cuscini del sofà; si sdraia comodamente con un oh! di sollievo e quasi subito si addormenta e comincia a russare con un sottile fischiettìo.

II. Il ciclo delle conferenze.

A Bologna:

Giordano Mari ed Emma sono appena tornati all'albergo, dopo la conferenza sui Precursori della Rivoluzione. Sono soli, nel loro salottino particolare. Carolina, la cameriera di Emma, è andata nell'altra stanza a preparare tutto l'occorrente per l'abbigliamento; il conferenziere e sua moglie, i nipoti di S. E. il ministro dell'istruzione pubblica, sono invitati a pranzo dal prefetto.

Giordano Mari (lasciandosi cadere di peso sul canapè, affranto dall'emozione del grande successo) Che entusiasmo! Perfino sulle scale! Nel cortile! Sul portone! Un vero delirio! Che bravi giovani! L'ho sempre detto! Nei giovani c'è molto da sperare! (Asciugandosi il sudore) Mi hanno quasi commosso. E sì, che dovrei esserci abituato.

Emma (un po' incerta: un po' titubante: poi, finalmente, arrischiandosi) Ma... è stata ancora la tua conferenza... di Milano.