— Prima della quarta.

Emma. Ecco! ecco! Conferenze e Conferenzieri. (Comincia a leggere ad alta voce) «Giordano Mari, il più efficace, il più colorito e certo il più impressionante dei nostri oratori, il prosatore illustre, il filosofo critico della storia e della... »

Giordano (interrompendola per farla tacere) Sst!.. Emma... Emma... Ti prego.

Emma continua a leggere, ma a bassa voce: Giordano, piano piano, si leva il Popolo di tasca, lo apre e trova subito l'articolo. È un assassinio, addirittura. È un attacco fierissimo, sanguinoso; una demolizione spietata, completa. Giordano Mari è fatto a pezzi, a brani, senza pietà, senza misericordia, come conferenziere, come scrittore, come storico, come critico, come erudito, come uomo. E nemmeno gli vien risparmiato il ridicolo: è chiamato «il Gigione dell'eloquenza», il «rigattiere della filosofia e della critica». Sono citati autori da lui «saccheggiati» per la sua conferenza, le intiere pagine del Michelet, del Fouillée, del Taine, sopra tutto del Taine — oh quel Taine... Giordano Mari finisce coll'odiarlo. — E l'articolo, poi, così conclude: «Altro che assimilazione! altro che plagio! Un ladro! Un vero ladro! Un ladro sfacciato fino all'incoscienza e imprudente fino alla stupidaggine!... E questo enorme kakatoa predicatore, questo fanfarone della sincerità, è tutto falso. Falso come scrittore e falso come artista; falso come filosofo e falso come critico; in una cosa sola è tutto vero, è tutto lui: nell'essere il mantenuto di sua moglie».

Giordano Mari diventa pallido, verde. Prima lo piglia uno sgomento strano; gli sembra che tutto il mondo debba aver letto quell'articolo, che tutti debbano saperlo a memoria, e quasi quasi non vorrebbe mai arrivare alla stazione di Roma per paura d'esservi fischiato. Poi quest'impressione si dilegua, a mano a mano gli subentra la stizza, la collera contro quello scriba spropositato, contro quel volgare diffamatore.

Emma (intanto ha letto tutti i suoi giornali: si volta e lo guarda) Ho finito.

Giordano, per il rumore del treno, e sempre assorto nella lettura del Popolo, non sente, non risponde. Emma allora gli si avvicina, allungandosi sui cuscini del sedile e cerca di leggere il titolo del giornale:

Il Pop... il Poppolo!

L'altro si scuote, dà un balzo e piega subito il giornale.

Emma. Lasciami vedere anche il Popolo. Che cosa dice della conferenza?