Giordano. Niente. Ancora non ne parla. È il numero d'ieri.

Emma (ostinandosi più per chiasso che per altro) Lasciami vedere.

Giordano. È un numero vecchio, ti ripeto.

Emma (tentando di strappargli il giornale di mano) Voglio vedere.

Giordano. No: è un capriccio!

Emma. Voglio! Voglio! Voglio! (Afferra il Popolo, l'altro lo tira con forza, il giornale si rompe) Oh, scusa!

Giordano (gridando forte) Voglio è una parola che non mi accomoda!... Ricordalo bene!

Emma (spaventata) Scusa! Ti domando scusa!

Giordano (strappa il pezzo del giornale che Emma, attonita, smarrita, tiene ancora fra le mani, lo straccia col resto e lo butta dal finestrino) E questo ti serva di lezione! (A mano a mano arrabbiandosi sempre di più e sfogando con Emma la sua ira, la sua collera contro Pietro Schiavino) E dovresti aver capito una buona volta che ormai sono stufo, stufo, stufo!

Emma (gli occhi pieni di lacrime, le mani giunte, tremando, balbettando) Scusa... scusa, ti domando scusa.