Il commesso (con comodo) Se mi vuol lasciare l'indirizzo, le manderò tutto all'albergo.

Emma. Sì, sì; va bene: albergo Milano. (Poi, come per vendicarsi e per rinfacciare ai suoi persecutori la loro sfacciataggine, invece del suo, lascia l'indirizzo di Giordano) Giordano Mari, hôtel Milano, numero 30 o 31. E mandi insieme anche il conto (più forte, ben chiaro) a mio marito.

Uscita dalla farmacia, la «signora» Mari salta di nuovo in carrozza. Non ha girato nè la testa, nè gli occhi, ma ha già visto in un attimo, di su e di giù, per tutta via Condotti, che «quegli altri» non ci sono.

Emma (al cocchiere) Albergo Milano. Ma non passare dal Corso!

Anche in carrozza tutti la guardano, tutti si voltano; è un'oppressione; il suo piedino non può star fermo; si agita, batte sotto il piccolo sedile, ancora più irritato, ancora più nervoso.

— Che rabbia! Che rabbia! Che dispetto!

Ha sempre timore di veder comparire quei «due stupidi» e quell'otre rigonfio, dipinto e indorato.

— Dio, Dio! Come sono sfacciati qui a Roma! Sfacciati e sconvenienti! Eccoli! Eccoli!... Tutti e tre! (Forte: al cocchiere) Ti ho detto di non passare per il Corso!

Il cocchiere (senza voltarsi) Lo attraversiamo soltanto.

Emma. Fa presto! Albergo Milano!