Finchè non ha detto tutto a suo marito avrà sempre addosso, nei nervi e nel sangue, le occhiate, i sorrisi, le facce di quegli uomini. Ha bisogno di dirgli tutto, di dir tutto «al suo amore» per sentirsi sollevata, come purificata. Ha bisogno di essere guardata dai suoi occhi buoni, di vedersi desiderata dai suoi occhi cari, per sentirsi ancora interamente sua, solamente sua, come prima...
E un bacio? Che bisogno di un bacio da quella bocca adorata, così bella e così dolce!
Emma (smontata di carrozza: al portiere dell'albergo) Mio marito è ritornato?
Il portiere. Non ancora. Ci deve essere una lettera per il signor commendatore. (Va a prenderla, dov'era già appesa, al quadro dei forestieri, e la consegna ad Emma).
Emma. Appena viene mio marito, non mi cerchi al restaurant; sono di sopra. E pagate la carrozza!
Alcuni viaggiatori, ch'erano sul portone aspettando l'omnibus, rientrano sotto l'atrio dell'albergo per vedere più d'appresso la bella milanese. Emma comincia a salir le scale e vede che si avvicinano guardando in su: allora fa di volo i gradini e col fru-fru delle sue vesti sembra quasi un uccelletto che fugga spaurito, sbattendo le ali.
V. All'albergo.
Giordano Mari, che si è fatto aspettare fin quasi al tocco, trova Emma buttata sul canapè, tutta in lacrime.
Giordano (senza molto spaventarsi) Che è successo?
— Non sei venuto più. Ti aspettavo tanto tanto, e non sei venuto più.