Giordano (osservandola) Ma, infine, che hai?

Emma (balbettando) Dio mio! Dio mio! Perchè sei tornato tanto tardi e sei tornato tanto cattivo, tanto cattivo, proprio oggi? (Lo guarda, lo fissa esitante: ad un tratto, gli si butta al collo stringendolo quasi disperatamente, sussultando, tremando, scoppiando in lacrime).

Giordano (con quella dolcezza forzata, stentata, che nasconde la stizza incipiente) Ma insomma, cara, che cos'è successo di nuovo? (La guarda: le dà un bacio sui capelli, poi fa per allontanarla).

Emma. No! No! Qui! Lasciami qui, sempre qui.

Fra quelle braccia, alla tenera effusione, al dolce calore, colla testina appoggiata al petto di Giordano, ascoltandone tutti i battiti del cuore, Emma si sente riavere, si calma a poco a poco, si consola.

Giordano (alzandole il capo) Dunque?

Arrossendo, con un sorriso negli occhi furbetti che spunta ancora fra le lacrime, essa gli racconta le sue avventure della mattinata, le sue emozioni, la sua fuga in carrozza.

Giordano (con gravità) Questo succede, cara, perchè voialtre donne siete tutte un po' matte. Per piacere, per far colpo, buttate via tutto il vostro tempo e un monte di quattrini nei cappellini più strani e che dànno più all'occhio, nelle vesti più vistose, più appariscenti; state un'ora ad acconciarvi allo specchio prima di uscire, per far colpo, per far girar la testa a tutti gli uomini, e poi, quando finalmente siete riuscite a farveli correr dietro, vi spaventate.

Emma (colpita, mortificata, offesa) Ma io...

Giordano. Anche tu, quando vai fuori, cerca di vestirti con più semplicità, con più serietà e allora vedrai che la gente non ti correrà dietro.