— Anche lo zio! — Giordano non è arrabbiato soltanto per quel rospo dello Schiavino, ma ha preso la mosca anche per suo zio. È stato due volte al Ministero senza poter mai aver l'onore di essere ricevuto. Sua Eccellenza gli ha fatto dire di aver mandato una lettera all'albergo, e all'albergo il segretario, perchè il portiere era uscito un momento, gli ha risposto: — Niente per il signor commendatore!... Nessuna lettera; e così, della conferenza, che è lo scopo del suo viaggio a Roma, ne sa meno di prima. Nè quando si farà, nè dove, nè se interverrà la Regina, nè se potrà aver il tempo di prepararsi; niente.

Giordano Mari (fermandosi su due piedi: forte, rivolgendosi ad Emma) Ma... e dunque? Vuoi fare colazione sì o no?

Emma (senza voltarsi, colla voce un po' roca) Non ho fame.

Giordano (si avvicina a un tratto al campanello e lo sona a lungo, con forza).

Emma (sempre dalla finestra) Ho detto che non ho fame.

Giordano. Se non hai fame, fai benissimo a non mangiare. Pranzeremo più presto, quando vuoi. Avrai mangiato, come al solito, appena alzata, caffè e latte, burro, miele, biscotti!

Emma (col muso) Ho mangiato moltissimo.

Giordano. So anch'io che non puoi aver fame! Qui ti alzi troppo tardi e non siamo all'Argentera.

Emma. Allora perchè hai sonato?

Si sente bussare all'uscio.