Giordano. Avanti.
Entra il cameriere: Emma si tiene nascosta fra i cortinaggi della finestra.
Giordano (al cameriere) E così? Questo portiere? C'è o non c'è?
— È tornato adesso. Ha detto che è arrivata una lettera, per lei, questa mattina, e che l'ha consegnata alla signora.
Giordano (chiamando forte, mentre il cameriere esce in punta di piedi e chiude l'uscio) Emma!
Emma (accigliata, col viso pallido, stravolto, si presenta senza avvicinarsi, rimanendo nel vano della finestra).
Giordano. Dov'è questa lettera?
Emma. Devo averla messa lì, in qualche posto, sul tavolino o sulla scrivania.
Giordano (fuori di sè) Non sai nemmeno? Non sai dove metti le lettere che mi devi consegnare? (Cercando dappertutto, frugando persino, sgarbatamente, nelle tasche della giacchettina di Emma che trova sopra una seggiola). E un'altra volta, per tua regola, per tua norma, cacciatelo bene in testa, le mie lettere si lasciano dal portiere! Le mie lettere non si devono toccare! Ma, viva Dio, io non ti capisco! Tu diventi tutti i giorni più... Ah! Eccola! (Trova la lettera sulla toeletta, sotto il cappellino di Emma).
Emma (con impeto, avanzandosi) Più... che cosa? Divento tutti i giorni che cosa?