Emma. Mercoledì.

Giordano (facendo il conto sulle dita) Mercoledì, giovedì, venerdì, sabato... quattro giorni!

Emma. Anzi tre, perchè oggi non conta.

— Brava! Domando io se in tre giorni si può preparare una conferenza!

Emma (rasserenandosi a poco a poco e dimenticando il proprio risentimento, ansiosa e inquieta per il buon nome e la fama di suo marito) Assolutamente, ricordati; se non ti senti, se non sei ben sicuro, se ti manca il tempo necessario, rispondi di no. Lo zio, sai, lo zio... anche per altri indizii mi pare inscemito; o gli è montato il portafoglio alla testa. «Salire in alto!» Ma che! Tu non hai bisogno di salire in alto: ci sei! Tu... sei tu, e basta. E mi pare che lo zio non l'abbia ancora capito. A Roma! Appunto! Siamo a Roma e non si scherza. Come hai sempre detto benissimo, Roma oltre l'essere la capitale politica, è anche il centro più intellettuale di tutta Italia. Dunque, pensaci bene: prima o dopo, non importa, ma devono restar tutti a bocca aperta, dinanzi a te, come a Milano.

— Come a Milano, a Bologna, a Napoli.

Emma. Sì! Sì. Come da per tutto!

Giordano accarezza leggermente le guance, i capelli di Emma, scherza tirandole un po' il nasino, allungandole i ricciolini della fronte, ma, intanto, sta pensando, combinando il suo piano e l'idea gli sorride. Colla scusa della ristrettezza del tempo e tirando in ballo un po' le convenienze, un po' la volontà dello zio Albertoni, forse forse, invece di dover mettersi a fare, così stanco e svogliato, tutto il gran lavoro della seconda conferenza del ciclo, potrebbe finire, anche a Roma, col cavarsela bene, ripetendo la prima. Certamente, bisognerebbe cambiare l'esordio e la chiusa: tagliare qua e là: sopprimere la frase di Voltaire che disinventa Dio.

Giordano (ergendosi solenne e maestoso, e con quella sicurezza di sè che fa brillare gli occhi di Emma, perchè s'illude quasi di essere ancora in via San Paolo durante il loro primissimo colloquio) Giovedì, venerdì e sabato: tre giorni. Sono corti e sono lunghi, secondo; l'uomo, cara mia, quando vuole, fa ciò che vuole. Se abbiamo inventato e creato Dio, lo abbiamo fatto apposta... per fare insieme dei grandi miracoli!

Emma (non ha capito bene, ma è stretta fra le sue braccia: lo vede così alto, le sembra così grande: si sente piccola piccola, al suo confronto: si sente umile. Essa lo guarda in estasi, beata: e alzandosi sulla punta dei piedi e coi ditini bianchi, inanellati, scintillanti, sollevandogli i baffi, gli bacia quella bocca adorata, che sa dire tante belle cose con un suono di voce così tenero, così armonioso che la rapisce, la incanta, la commuove deliziosamente. Dopo un momento: tenendosi ancora stretta, appesa al suo collo) Poco fa... volevi dire che divento tutti i giorni più noiosa... non è vero?