Giordano. No; ma no. Non parlarmene più o mi torna la luna.
— Mi hai perdonato? Per la lettera?
— Non ero arrabbiato con te. Ero seccato, un poco, per tuo zio che mi aveva fatto andare due volte inutilmente, su e giù, sino al Ministero; ed ero poi seccato moltissimo per aver dovuto far colazione con quel fanfarone del Cogoleto... senza la mia Emma buona, cara... senza la mia gioia bella.
Emma (colle lacrime, che le corrono subito agli occhi, pieni di amore e di riconoscenza) Quanto sei buono! E come hai sempre ragione tu. Nino! Mio! Caro!
Giordano (a sua volta: nobile e generoso) Mi hai perdonato?
— Io sì; e tu?
— Tutto! E, per oggi, riposo. Non voglio più lavorare. Voglio dimenticarmi, persino, di quella maledetta conferenza.
Emma (alzando la manina minacciosa, e contando colle dita e con un certo fare maliziosetto e molto birichino i giorni della settimana) Giovedì... Venerdì... Sabato...
Giordano (prendendole la mano, serrandola stretta nella sua e baciandola) Ma oggi è mercoledì! Oggi non conta! Si va fuori! Si fa una bella scarrozzata, come a Napoli, fino all'ora del pranzo!
Emma (ridendo) Io, veramente, andrei a pranzo prima, e farei dopo la bella scarrozzata.