— Ma sicuro, povera piccola! Non hai fatto ancora colazione!
— Quando sono felice, ho subito fame; e adesso... ho moltissima fame!
Giordano suona perchè venga il cameriere; ordina la colazione. Intanto, Emma si accomoda un po' i capelli, che sono troppi e sempre spettinati, e si mette il cappellino.
Giordano (mentre si spazzola gli abiti e si liscia i baffi e la barba, torna a pensare all'incontro di quella sera, alla sua presentazione, alla sua visita al direttore del Popolo: dopo un momento, ad Emma) Dunque, siamo intesi: oggi tutta la giornata è nostra.
— E... Cogoleto?
— Nostra, fino all'ora di pranzo. Poi, dopo, stasera, mi prometti di essere ragionevole. Non vorrai condannarmi alla Cavalleria Rusticana a vita. Vai sola, collo zio, al Costanzi. Io, intanto, lavoro un paio d'orette, e sul tardi vengo a prenderti.
Emma (è pochissimo soddisfatta di quel progetto, ma vi si rassegna temendo l'umore di suo marito così variabile) Sì, sì, Nino; sarò ragionevole. Ma per altro... volevo sempre dirtelo e poi... ho aspettato che tu fossi di buon umore, per riderne insieme. Lo zio, sai, è... molto cambiato. Diventa un po'... strano.
Giordano (inquieto) Ti sembra meno premuroso? Meno affettuoso?
— No, no, anzi! (fissandolo sorridendo) Tutt'altro!
Giordano (rasserenandosi) Non ci devi badare; e non gli devi credere. È l'epoca!... È la scuola vecchia del giulebbe romantico-sentimentale a cui appartiene!