Schiavino. L'archeologo?

Giordano. Precisamente! Carlo Borghetti mi scrive che la fanciulla sta molto male e mi prega di ritornar subito a Milano. (Si leva un grosso portafoglio pieno di lettere dalla tasca interna della giacca, e lo tiene sempre in mano finchè parla). Voglio mostrarvi questa lettera...

Schiavino. No, no; vi credo!

Giordano. Come avreste fatto anche voi, corro a Milano...

Schiavino. S'intende.

Giordano. Ma resisto ancora; resisto sempre. Oh, se fosse stata povera, quella ragazza! Ma era ricca, ed io ho sempre sacrificato tutto al mio onore, al mio orgoglio. — No! No! Non voglio! — Ma la povera ragazza, intanto, sempre male, sempre peggio! I genitori, prima, naturalmente, contrariissimi ed accaniti contro di me, dopo si mostrano arrendevoli, per finire col pregare, col supplicare. Io fo loro dichiarare dal Barbarani e dal Borghetti, li conoscete tutti e due, di esser pronto a partire, a scomparire per sempre dall'Italia, dall'Europa; e disperato anch'io, anch'io coll'amore e colla morte nel cuore, parto, fuggo, vado a Genova per imbarcarmi! (Cercando colle dita tremanti un'altra lettera nel portafoglio) Sentite che cosa mi scrive, appunto a Genova, il dottore della famiglia.

Schiavino (a sua volta stanco, vinto, nervoso). No! ma no! Facciamo presto: vi credo: dunque, basta. L'avete sposata e avete fatto bene. Basta.

Giordano. No; non basta; perchè se avete pubblicamente stampato che io sono il mantenuto di mia moglie, lo avete anche pensato. Il dottore mi scrive queste precise parole: «Per un falso, un malinteso principio di amor proprio, non avete il diritto di porre a gran repentaglio la pace, la felicità di una rispettabilissima famiglia, che merita tutti i riguardi, e forse compromettere anche la vita stessa di una giovane, buona, affettuosa, la cui salute è già molto scossa e vacillante.» — Io non rispondo subito; il dottore viene a prendermi a Genova, mi porta per forza a Milano, e a Milano, pure protestandomi innamorato della ragazza, dichiaro a lei stessa, che, mentre io mi tenevo impegnato per tutta la vita, lasciavo lei, ancora, perfettamente libera; dichiaro ai suoi parenti che io sarei stato felice quel giorno soltanto, in cui avessi potuto sposare la signorina Emma, ma che per arrivare a quel giorno volevo prima assicurarmi, obbligandomi con un editore e coll'ottenere una cattedra, una rendita certa di almeno sei o settemila lire. Questa rendita, senza contare altri lavori straordinarii, avrebbe garantito la mia indipendenza e la mia dignità, colla sicurezza del pane quotidiano. E così ho fatto (Aprendo ancora il portafoglio) Volete vedere i documenti?

Schiavino (chiamando il ragazzo perchè gli porti le bozze dell'articolo) No! No!

Giordano (mettendosi il portafoglio in saccoccia). Prevedevo e quindi disprezzavo anticipatamente le calunnie, le infamie degli invidiosi, dei tristi; ma mi premeva, volevo essere giudicato onesto dagli onesti. (Incrociando le braccia sul petto e fissandolo) E, adesso, rispondetemi: che cosa pensate di me?