Giordano. Il leggere le lettere degli altri non mi diverte e non mi piace. Te l'ho già detto. È una indelicatezza verso chi le scrive. Finisco di vestirmi; poi verrò a sentire le notizie più importanti della mamma e di donna Fanny.

Emma. Ah! Ah! Vedi come subito hai indovinato?... (mentre si tira un po' su a sedere e apre la lettera della mamma) Sul colpo: donna Fanny! La cara Fanny! Mi fa un dispetto che tu dica quel nome odioso, colla stessa bocca e colla stessa voce, come dici Emma. E mi fa sempre l'amica!... Ed io la devo sopportare per le convenienze! Come sono ipocrite le convenienze!... (facendo colle labbra un moto di sprezzo e di nausea) Peuh!...

Nei primi giorni del matrimonio, Giordano ha confidato alla moglie che la Simonetti, a Milano, è stata amante anche sua, per qualche settimana. E non è stato così leggero e loquace per vanità; Giordano Mari non è d'altro vano che di sè stesso; ma solo per prudenza; per un'abile diplomazia. In tal modo spiegava ad Emma quanto solo in parte era vero: cioè, che tutte le cattiverie, le insinuazioni, le falsità, le calunnie, messe in giro sul suo conto, sul suo passato, sulla sua vita, a Padova, sui suoi debiti, sulla sua famiglia, erano quelle solite guerre di donna, lo sfogo del dispetto, della collera, della gelosia di donna Fanny, la quale si credeva ingannata e si vedeva abbandonare per un'altra. Ma s'intende ch'egli non aveva detto tutto a sua moglie: non le aveva raccontato come era stata ottenuta la tregua da quella sua nemica acerrima: anzi, più ancora di una tregua: l'alleanza!

Egli aveva minacciato donna Fanny di spedire direttamente certe sue lettere divise in parti eguali, l'una all'Onorevole e l'altra a Guido Bardi.

Emma (che intanto ha cominciato a leggere la lettera della signora Letizia) La mamma ti saluta.

— Grazie. Sta bene?

— Dice di no, ma pare di sì! Mi scrive che il dottore, «date le condizioni eccezionali della sua povera salute, è però abbastanza... contentino...».

Giordano (sorridendo) Allora andiamo benone.

Emma. Il babbo sta preparandoci un bellissimo regalo per il nostro salotto dell'Argentera. Il suo busto in bronzo. Poveretto, si secca due ore al giorno a posare per noi, nello studio dello scultore Quadrelli.

— Gli devi scriver subito e ringraziarlo.