— Dio, Dio, povero Carlo!

È ancora agitata, commossa. Mentre se ne ritorna verso l'albergo, evitando il Corso, vede una chiesa aperta; pensa alla sua solita chiesa di Milano e vi entra con un sospiro, come attratta da un senso di sollievo, per pregare e per riposare. Sopra tutto per riposare.

Pregare?... Oh, ha pregato tanto, ha continuato a pregare fin allora! Mentre si vestiva, lungo la strada, scrivendo i due telegrammi, non ha fatto altro che mormorare fra sè: Dio, Dio! Carlo! Carlo! con tutto l'ardore più intenso, con tutta la fede e la tenerezza del suo cuore.

— Dio, Dio!... povero Carlo! — ripete ancora, appena in chiesa; ma si lascia cadere come stanca, affranta, sopra una seggiola.

Quante emozioni, quante angoscie improvvise, inaspettate! E quanto dispetto, quanta rabbia!

— Carlo!... Povero Carlo! — E Giordano? Che cattivo! In certi momenti non è più lui. Ha un'altra faccia. Diventa persino brutto; sì, brutto, bruttissimo!... — E le torna in mente anche «quell'altra cattiveria», la prima, durante il loro viaggio da Napoli a Roma, e rivede Giordano assonnito, livido, colla faccia storta, e ne risente la stessa impressione. Ma è un attimo, un lampo. — E prima, a Napoli, com'era buono! E all'Argentera? E a Milano? A Milano, quella prima domenica in via San Paolo? A Milano, sul terrazzo, quella prima sera?... — Emma socchiude le palpebre: una dolcezza cara, un'onda voluttuosa le riempie, le trasporta l'anima; tornano i vent'anni a trionfare, torna il sorriso, e sgombra le nubi dalla sua fronte candida e luminosa.

La chiesa è buia, tepida, quasi deserta. Appena pochi devoti, raccolti in una luce rossastra, presso un altare, in fondo alla navata.. Nella mistica quiete delle ombre silenziose, Emma sente maggiore la fiducia nel buon Dio e più viva la speranza.

— Carlo è giovane, è forte; guarirà. E poi c'è il dottore!... — Emma sente che Carlo guarirà. Ne è sicura. — E quell'altro, il cattivo? il geloso? ... E Giordano, cattivo, ingiusto, violento soltanto perchè è geloso, Giordano ritorna Nino, il «suo Nino».

— Dice sempre che non è geloso!.. Vuol darsi l'aria di non essere geloso!... Invece è gelosissimo, persino di Carlo! È un Otello furioso, l'illustre pensatore! — Ed Emma sorride al suo Nino, al suo incanto, al suo idolo, più che mai innamorata.

Borbotta a fior di labbra un'ultima preghiera, distratta, spinta dalla fretta, dalla solita fretta di correre a casa, di rivedere suo marito, di buttarsi fra le sue braccia. E questa volta non per domandargli perdono, ma per perdonare.