La gente si volta per la strada, si ferma a guardarla come il giorno innanzi; ma Emma non se ne accorge nemmeno, infervorata nel ripetere fra sè il discorsetto che avrebbe fatto a Giordano:
— Sei stato cattivissimo, ma ti perdono! Sono così contenta di perdonarti, perchè sono... così contenta che tu sii geloso. Sì, sì, sì, uomo grande; geloso, geloso; sei geloso della «tua piccola!» Ma però ti perdono a un patto: devi confessare di essere gelosissimo e ti proibisco di chiamare il povero Carlo, questo signor Borghetti! Assolutamente no, o resto in collera e allora... più nemmeno un bacio. Più, più, più!
Emma (entrando nell'albergo tutta rossa, trafelata: al portiere) Mio marito è ancora di sopra?
Il portiere. Sì, signora. Non l'ho veduto uscire.
Emma, di primo slancio, corre verso la scala, poi si ferma, si volta: e Carlo? (Forte, al portiere):
— Aspetto due telegrammi. Appena arrivano, badate di mandarmeli in camera, subito, subito.
— Non dubiti, signora.
Emma è già su, al primo piano: infila il corridoio, mette la mano sulla toppa del numero 30... ma in quel punto si ferma, rimane perplessa un istante, poi piano piano continua diritta ed entra nel numero 31, e sempre adagio, senza fare il minimo rumore, si avvicina ansiosa, tendendo l'orecchio verso la stanza attigua. Ha il seno ancora palpitante per la corsa fatta, il viso ridente, gli occhi sfavillanti di piacere, di gioia...
La bella voce di Giordano (dal numero 30) «... così la filosofia s'alleava al cuore! Così si ponevano da lungi le basi di quella società futura, che noi tutti, o signori, vagheggiamo come una superba certezza e nella quale tutti, sciolti da ogni vincolo favoloso col cielo, possiederemo la piena libertà dell'amore...» (correggendosi pestando i piedi) «possiederemo la piena signoria della terra in cui siam nati, e godremo piena la libertà dell'amore e del pensiero!»
Emma (fra sè) Come? Ancora.... la conferenza di Milano? (Lentamente comincia a levarsi il cappellino e la giacchetta: non sorride più; diventa seria).