Giordano (ricominciando). «Così la filosofia s'alleava al cuore! Così si ponevano da lungi le basi...» (Tossisce). — Sono rovinato anche nella voce! Non ho più memoria e non ho più voce! (Torna a tossire). C'è una peste d'odore qua dentro! (Verso il numero 31). Viene di là! (Annusa forte con ira, brontolando) Già; sempre quella peau d'Espagne! Dà l'emicrania e intacca la gola!
Emma (si fa piccina piccina e istintivamente si allontana dall'uscio: ode il rumore dell'acqua versata da una bottiglia in un bicchiere; è Giordano che beve, poi ripiglia).
Maestà... signori. — Bisogna aggiungere Maestà — (alzando il tono) «Le basi di quella società futura, che noi tutti, Maestà... signori...»
Giordano s'interrompe di nuovo ed Emma, a sua volta, crolla il capo disapprovando: quel «Maestà, signori» non va bene.
Si sente un pugno forte dato sopra un tavolino, della carta che si straccia, poi Giordano che brontola:
— Impossibile! Bisogna cambiare la conclusione. il finale. Così non va! (Canta a mezza voce) Non va! Non va! Non va! Bisogna cambiar tutto! — E, per più di un quarto d'ora, silenzio perfetto.
Emma, intanto, si sdraia in un angolo del canapè, ai piedi del letto, e inavvertitamente ritorna col pensiero a suo cugino ammalato, gravemente ammalato laggiù, in fondo alla Carinzia...
— E se muore? Se morisse? Che disgrazia, che dolore, e che rimorso! Sarei stata io!... (congiunge le mani e torna a pregare intensamente con tutta l'anima) Dio, Dio!... Povero Carlo!
Guarda l'orologio: per la risposta del dottore è ancora troppo presto; ma il telegramma della mamma dovrebbe già essere arrivato!
A un tratto, tutta la bella voce di Giordano, colla solita enfasi, il solito accento di convinzione: