— Stavi qui ad ascoltare?
— Sì.
— Questo non mi accomoda.
— Neanche a me! (Emma, agitatissima, straccia mezzo il telegramma per la fretta d'aprirlo).
Giordano (alzando la voce) Cioè?... Che cosa vuoi dire?
Emma (riferendosi al dispaccio ricevuto) Non è del dottore. È della mamma.
Giordano (sempre più forte) Che cosa volevi dire? Che cos'è che non accomoda neanche a te?
Emma (fissandolo a sua volta con arditezza) Sì; e te lo dirò, se vuoi saperlo! Non mi accomoda che tu ripeta anche a Roma, proprio a Roma, l'istessa conferenza di Milano, di Bologna, di Napoli! Piuttosto niente! O una nuova, o niente. Aspetta un altr'anno; questa primavera.
Giordano (frenandosi a stento) Dovresti abituarti a pensare soltanto ai tuoi cento cappellini e alle tue mille sciocchezze!
Emma. Invece no! «Abituarmi» no! — Io non sono fatta per «abituarmi»; io non mi «abituerò» mai, mai, mai... a niente!