Giordano continua a camminare su e giù arrabbiandosi, pestando i piedi. Emma torna a sedersi sul canapè e torna a far scattare il tagliacarte: gli dà un colpo troppo forte; lo spezza.
Giordano si volta, la guarda e scoppia in una risata. A poco a poco è riuscito a calmarsi. Con voce dolce, affettuosa, sedendosi sul canapè vicino alla moglie, cercando di prenderle la mano:
— Vedi, cara, che ti succede a far la cattiva?
Alla parola «cara» gli occhi di Emma si riempiono subito di lacrime. Ma non può parlare, non vuol parlare; è ancora in collera, non vuol essere toccata e allontana Giordano con un moto dispettoso delle spalle, delle braccia.
— Vedi, cara, che ti succede a far la cattiva?... (Languidamente, ponendo la sua testa accanto a quella di Emma sullo stesso cuscino) Sai, come, in che modo, mi fai perdere la pazienza dieci volte in un'ora?... Perchè, quando so che sei qui, qui, vicina — mia — non penso ad altro... che a questo. (Fa per darle un bacio).
— No. Va via.
Emma si alza, lo respinge, si allontana, sempre molto seria, sempre molto in collera.
— Basta. Ho detto basta. Mai più!
Giordano protesta, smania, prega, supplica... ma, dopo inutili sforzi, deve frenarsi e rassegnarsi. Sospirando, con aria docile, sottomessa:
— E la mamma? Che cosa, dunque, ha telegrafato la mamma?