Emma (getta il dispaccio sul canapè e va alla finestra).
Giordano (prende il dispaccio e lo legge ad alta voce) «Anch'io manco notizie; telegrafato dottore per averne — Villach — Carinzia — Austria — Hôtel Orso nero. Speriamo bene. Abbracciovi. — Mamma». Come vedi, tesoretto furioso, io avevo ragione! Il telegramma alla mamma potevi risparmiarlo.
Emma (con un'alzata di spalle, senza voltarsi) Vuol dire che se anche avrò telegrafato una volta di più a mia madre, sarà poco male.
Giordano. Certamente! Sicuro! Desidero soltanto giustificarmi! (Sempre pensando al modo di potersi liberare di sua moglie per un paio d'orette) Ti avevo detto, anzi — ti ricordi? — quando torni dalla messa, fermati nella sala di lettura, dove c'è tutto l'occorrente, e scrivi alla mamma una bella lettera... lunga.
Emma. Scriverò oggi, più tardi. Voglio prima aspettare la risposta del dottore.
— Ma non dimenticarti che hai da scrivere anche al babbo, così buono colle sue piccole manìe! (Ridendo) Il Quadrelli è lo stesso scultore che ha fatto il busto anche a Verdi! Se non scrivi adesso... che cosa vuoi fare fino all'ora di colazione?
Emma (guardando fuori dalla finestra, dietro i vetri) Aspettare che mi venga appetito.
Giordano (ridendo) E allora, perchè ti venga appetito, sai che cosa dovresti fare, cara la mia figliuola?
— No, caro papà.
— Una bella passeggiata, e se non vuoi uscire a piedi, prendi una carrozza. È una mattina deliziosa, primaverile! Non avessi da lavorare, ti avrei condotta al Gianicolo, o a San Pietro. Appunto, perchè non andresti a fare una scarrozzata fino a San Pietro? Poi ritorni, con tuo comodo, ti fermi giù nel restaurant, per non seccarti a fare le scale, e mi mandi a chiamare.