Emma (sempre immobile, senza voltarsi) San Pietro non mi piace.

Giordano (maravigliato) Non ti piace? San Pietro? Perchè?

Emma. È troppo grande. (Comincia a suonare un valzer sui vetri, colle dita).

Giordano Mari ha un impeto di stizza, che riesce ancora a frenare. Torna a ridere; si avvicina ad Emma, le cinge la vita con un braccio e l'obbliga a voltarsi:

— Senti, amore. È una debolezza... di nervi, ma non posso vincermi. Io non resisto a lavorare quando ti so qui ad ascoltarmi, a criticare, a far niente. È impossibile.

Emma (risentita: diventando ad un tratto la signorina Dionisy) Prendi un'altra stanza più lontana. Capirai, per i tuoi nervi, e per i tuoi comodi, io non mi sento di girare come una matta... i sette colli!

Giordano si piglia la lezioncina, e rientra, sbattendo l'uscio, in camera sua. Emma non si muove dalla finestra. Suo marito brontola, pesta i pugili sul tavolo, straccia della carta, ma Emma seguita impassibile a suonare il valzer.

Giordano (dopo aver molto tossito e annusato furiosamente) Ah! Ecco, viva Dio! Il veleno! Il puzzo! (Presentandosi sull'uscio con due grossi pacchi, uno per mano, trovati sotto un paltò accanto all'armadio) Cos'è questa roba? È roba tua? I tuoi profumi, i tuoi soliti pasticci!

Emma. Sì; il mio sapone, la mia acqua di toilette, tutta roba mia; l'ho presa ieri alla farmacia Inglese.

Giordano. E mi ha rovinato la gola; mi ha fatto svegliare col dolor di capo! Ti prego, un'altra volta, di dare il tuo nome e non il mio, e il numero della tua camera (Butta i due pacchi, sgarbatamente, sul letto di Emma).