E un altro:

«Il signor Giordano Mari, arrivato a Roma preceduto dalla fama di pensatore, di filosofo e di prosatore illustre, ha dato prova soltanto di memoria, di polmoni... e di molta disinvoltura. Ippolito Taine è davvero un grande filosofo, un grande pensatore e un grande prosatore, ma il signor Giordano Mari non è altro che un conferenziere di grido... anzi, di grida

Poi c'era il per finire:

«Da Aragno, a mezzanotte:

« — Sei stato alla conferenza di Giordano Mari?

« — Ne vengo via... sei mesi fa.

« — ?...

« — Ero a Torino lo scorso inverno. Cantava lo stesso pezzo... del Taine. Che bella voce!»

I giornali della sera prendono la conferenza sul serio e versano lacrime:

«Più ancora della dedizione di una coscienza è triste l'asservimento di un ingegno. Noi ricordiamo di esserci — caso raro! — sinceramente commossi allorchè udimmo Giordano Mari, a Genova, gittare ad un pubblico di anime giovani la parola fiera e ribelle della ragione in conflitto col dogma, la sfida audace dell'avvenire al passato e giudicammo quell'oratore fervido e appassionato, un uomo di convinzioni e di battaglia. Lo abbiamo udito ieri sera svolgere lo stesso argomento, o, per meglio dire, parafrasare quella che a noi era parsa una splendida improvvisazione lirica e scientifica. Uscimmo dalla sala, scrosciante di applausi, ancor più fragorosi forse della prima volta, coll'animo addolorato. L'uomo si era per noi demolito: le sue parole costituivano la più docile, la più utile, la più ammirabile delle abiure filosofiche ed estetiche. Il formidabile razionalista aveva inzuppata la sua prosa (e un maligno aggiungerebbe anche quella del Faguet, del Taine e persino della Sand) nell'acqua benedetta, e la chiave della brutta sciarada la trovammo ricordandoci dei nuovi vincoli che il filosofo opportunista ha accettato di stringere colle Eccellenze più clericaleggianti, più conciliantiste. E, dopo tutto, perchè rattristarci? Invece di uno spostato, uno di più che si è messo a posto, e che farà carriera.»