Soltanto il Popolo di Pietro Schiavino è rimasto muto. Non ha aperto bocca nè prima, nè dopo la conferenza. Non l'ha annunziata e non ne ha riferito l'esito, nemmeno in cronaca. E, anche di questo contegno, Giordano Mari non sa bene se godersene o dolersene. «Ricordatevi», gli aveva scritto l'Amodei, l'editore, per confortarlo, «i giornali, il maggior male lo fanno col silenzio.»
— Nemmeno una riga dopo che, in fine, gli ho fatto l'onore di una mia visita! — E, non potendo pigliarsela col direttore del Popolo, ne tiene il broncio al Cogoleto. Egli ha bisogno di sfogarsi. I primi giornali gli hanno fatto rabbia; adesso, gli ultimi, lo avviliscono.
— Se tutti si mettono d'accordo per buttarmi giù, precipito!
Infatti, Giordano Mari non è salito sulla vetta a poco a poco, faticosamente, come l'alpinista che prima di fare un passo si scava da sè stesso, nella roccia, il posto sicuro dove mettere il piede, graffiandosi, scorticandosi, insanguinandosi le mani. No, egli è stato portato su, e adesso lo buttano giù. Prima, tutti i giornali, uno dopo l'altro, come le pecore, scoprono in lui il grande oratore e «l'illustre pensatore». Adesso, sempre come le pecore, uno dopo l'altro, fanno la scoperta del Taine. E il povero conferenziere, coll'angosciosa e ingenua maraviglia di una prima donna che, diventata vecchia, si sente fischiare, domanda a sè stesso:
— Ma perchè questo cambiamento? Perchè tanta ferocia? Io non ho mai fatto male a nessuno!
Giordano soffre; diventa invidioso, sospettoso, velenoso, e del suo insuccesso e di «tutta quella grande congiura montata contro di lui», quasi quasi non accusa altri che sua moglie:
— Non mi lascia lavorare! Non mi lascia studiare! Mi ha fatto perdere il tempo, la testa, l'ingegno, la memoria ed anche la popolarità con quel bel regalo dello zio Eccellenza! (sospirando) Mi han fatto venire fino a Roma per far che? Per pagare col mio nome, colla mia fama il portafogli dell'onorevole Albertoni! Emma, Emma! Tutta colpa sua. Non vede niente, non capisce niente, non pensa a niente altro che a far toilette! E mentre io soffro, mi rodo e mi ammalo, sembra che lo faccia apposta, diventa ogni giorno più fresca e più (sta per dire bella, ma cambia perchè è troppo arrabbiato) e più grassa.
Ormai egli non ha che una speranza: ottenere una rivincita col suo volume, la sua monografia, la sua «opera colossale» Ambrogio vescovo nella civiltà de' suoi tempi.
Giordano (fra sè) Ma, e quell'altro? il cugino? Il malinconico e antipatico signor Borghetti, diventato l'eroe del giorno, l'eroe di moda, il primo amoroso della compagnia, per aver preso un colpo d'aria in montagna? Ecco un uomo fortunato e che sa farsi la réclame colle signore! Perchè mo' non è rimasto a Villach?
Giordano Mari, ormai, si era abituato a questo pensiero, cioè che il Borghetti dovesse rimanere a Villach per sempre, e aveva già ordinato telegraficamente al direttore della tipografia di sopprimere la dedica.