Invece, dopo tanto chiasso e tanto spargimento di lacrime, il Werther meneghino si è rimesso, sta quasi meglio di prima e ritorna in Italia! E a Giordano Mari pareva che ci venisse apposta per intromettersi tra lui e sua moglie, fra lui e il suo «Ambrogio».
Il primo telegramma del dottore da Villach, era stato un po' inquietante, ma tutti gli altri, a mano a mano, si erano fatti sempre migliori e l'ultimo annunziava appunto il prossimo ritorno di Carlo a Milano.
«Andamento regolare — prosegue periodo lento miglioramento — anche dopo secondo consulto professor Klebers preferibile stato attuale trasporto Milano fermandosi Tarvis, Udine, Verona.
Emma (a Giordano: appena letto il dispaccio) Facciamo trovare a Carlo un nostro telegramma a Tarvis. Vuoi?
Giordano (con un sorriso che mostra troppo i denti) Volentieri, cara.
Emma (siede e scrive in fretta) «Lietissimi felici tuo ritorno ti abbracciamo teneramente — Emma Giordano».
Giordano (studiando il dispaccio) O «lietissimi» o «felici». In un telegramma basta uno dei due. (Cancella: «felici»). Invece di «ti abbracciamo», «salutiamoti fraternamente». Non si vanta sempre di essere tuo fratello? (mentre suona al cameriere e gli consegna il dispaccio, declama ironicamente a fior di labbra) «... ti chiamerò col nome dolcissimo di sorella, e mi parrai cosa di cielo...»
Emma sorride, ma il sorriso dei begli occhi innamorati ha qualche cosa di diverso nell'espressione. Vi comincia forse a trasparire un primo barlume di quell'indulgente umorismo ambrosiano, così pieno di acutezza e di buon senso. Resta l'amore, ma l'orgasmo, lo stordimento della passione si calma ed Emma osserva, studia suo marito, non più dal basso in alto, tenendolo sollevato fra le nubi, ma guardandolo vicino, faccia a faccia.
— È geloso, gelosissimo, sì; ma perchè soltanto di Carlo? E perchè diventa tanto più geloso dopo che i giornali hanno detto male dei Precursori? — I giornali? — ha detto il Mari a sua moglie fin dal primo giorno dopo la conferenza. — Tutti d'accordo! Mi fanno scontare... tuo zio! — Ti prego, e se non basta, ti comando di non leggerli.
Ed Emma, sdegnosa e orgogliosa dell'ingegno e della fama di suo marito, non se n'è curata, disprezzandoli; ma poi viene a saper tutto lo stesso, dal Cogoleto che, furibondo, le riporta i punti più salienti, soffiando come un gatto e schizzando bile dagli occhietti bigi e dai baffi verdi incerati, e dallo zio Albertoni che ne ride scetticamente. E pensa fra sè: