— Io gliel'ho detto: «Siamo a Roma e non si scherza. Se non ti senti, se non sei ben sicuro, se ti manca il tempo necessario, rispondi di no. Prima o dopo non importa. Ma per Roma devi preparare una conferenza nuova e bellissima: la più bella di tutte». Ha voluto ostinarsi, e adesso si arrabbia anche con me perchè la chiamano la conferenza-carillon!
Emma è sempre buona, cara, affettuosa, amorosa, innamoratissima...; pure succede adesso questo fatto curioso: che il grand'uomo le sembra più grande quanto più è lontano, e che suo marito torna ad essere il suo «Nino» dell'Argentera soltanto quando egli non è presente. Tutta la poesia, tutto l'incanto sembrano dileguarsi e tutto lo slancio del suo cuore sembra arrestarsi di colpo, appena si trova dinanzi a quel suo viso preoccupato, torbido, imbronciato. Si sente intimidita, si sente oppressa, si sente stanca. Giordano non sorride più coi bei denti bianchi, scintillanti fra i baffi biondi; ma sogghigna soltanto. Quando parla, non è più la sua voce bella, dolce, armoniosa, insinuante, penetrante: è una voce dura, aspra, ironica. E poi... arrabbiarsi e predicare; niente altro! Predica la mattina, in letto, appena si sveglia; predica a tavola appena ha finito d'ingozzarsi di rosbiffe e di bile, e continua qualche volta a predicare anche quando dorme. Predica contro la musica di Mascagni e contro l'espansione africana, contro la Duplice, la Triplice e la guerra greco-turca; contro «l'asservimento» della magistratura e il «turpiloquio» della stampa venduta; contro la malafede, l'ignoranza «di una critica sgrammaticata» e contro il Taine: sopra tutto contro il Taine!
Un dopo pranzo:
Emma e Giordano sono stati invitati dallo zio nel suo quartierino elegante e lussuoso dei ricevimenti ufficiali. Giordano Mari, che ci ha presa confidenza, e che in buona fede lo crede l'origine di tutti i suoi guai, predica, s'intende, e tanto di più anche dinanzi al ministro Albertoni, il quale, durante le sfuriate, guarda sospirando la bella nipotina, per farle capire che le sopporta per amore di lei. E, infatti, egli diventa tutti i giorni più paziente, più tollerante, più arrendevole.
Giordano (rosso, invasato: hanno pasteggiato collo sciampagna) Il Taine! Sempre il Taine! Come se io fossi un ammiratore del Taine! Altro favolista! Secondo la sua teoria dell'ambiente, io dovrei essere... un rigattiere! E, secondo la sua politica, dovrebbe esserci ancora la Repubblica di San Marco! Egli disprezza nei popoli latini precisamente tutte quelle doti che sono le mie. Già, Robespierre è uno scrivano di notaio, Danton un facchino e Bonaparte è la reincarnazione spiritica di Cesare Borgia! E costoro, questi supercritici, a corto di sintassi, ammirano l'Intelligence: un libro bellissimo... perchè non si capisce. E il Taine, che trovava i precursori a Shakespeare e a Michelangelo, non ne ha mica avuto lui dei precursori? Hanno letto il Taine... questi imbecilli: ma se sapessero un po' l'inglese! Che cosa avrebbe potuto fare il Taine se non avesse saputo l'inglese?...
Emma, in gran decolleté, per fare onore a Sua Eccellenza, ridente e rosea, colle gemme che le sfavillano sul collo e fra i capelli, e lo sciampagna che le brilla negli occhi, sta imparando — è lo zio che le dà lezione — a fumare le sigarette e a farle da sè. Ciò le occupa il dopo pranzo, la diverte e le fa piacere.
Giordano (continua masticando un grosso avana) E adesso, quando uscirò col «mio» Ambrogio, mi par già di sentirli: diranno roba da chiodi! Tutti contro! Quasi che, per aver la disgrazia di essere nipote del ministro dell'istruzione pubblica, non si possa più, non dirò aver diritto, ma nemmeno aspirare ad una cattedra!
Sua Eccellenza (sorridendo) Consolati: uno zio ministro è un male che dura poco. Piuttosto... (s'interrompe: prende una sigaretta, che Emma è riuscita finalmente ad arrotolare colle piccole dita inesperte, l'accende: poi, dopo una boccata di fumo deliziosa, ripiglia lentamente, facendo l'occhiolino alla nipote e inviandole sospiri e tenerezze dietro una nebbietta leggera, vagante, odorosa) piuttosto... dimmi la verità: questa volta... sei ben sicuro?
— Di che?