— È tutta roba tua?
Giordano (offeso) Credo bene!
— E allora... chi sa? Potremo fare qualche cosa anche da ministro. (Sua Eccellenza, colla punta del piede, cerca il piedino di Emma e lo trova, ma Emma gli sfugge subito e, pur continuando a sorridere, si alza e va a sedersi più lontana sul canapè).
L'Albertoni ha inteso il latino senza aversene a male, e continua a parlare con Giordano, occhieggiando sempre la bella nipotina attraverso il fumo della sigaretta:
— E poi... Perchè questo Ambrogio? Questo Ambrogio vescovo?... Non capisco.
Giordano (scattando) Ambrogio vescovo nella civiltà de' suoi tempi! È uno splendido titolo!
— Ma non capisco il perchè di tante circonlocuzioni! Di tante ipocrisie!
Giordano (alzando la voce: sporgendo il petto impetuoso e maestoso) Ma io sono sopratutto sincero...
Sua Eccellenza (con un risolino pieno di arguzia) E allora chiamalo Sant'Ambrogio e che la sia finita! I titoli a chi vanno, ti dirò con... come appunto, con quel famoso personaggio del nostro grande Alessandro! E poi... lasciati guidare da me. Adesso è troppo presto; bisogna star quieto quieto, farsi dimenticare. L'Italia è il paese del genio, delle arabe fenici; però si rinasce facilmente dalle proprie ceneri. A suo tempo, ti darò io qualche buon consiglio. (Si rivolge ad Emma per essere ringraziato da un sorriso de' suoi occhi) I giornalisti poi, generalmente, bisogna trattarli come le belle donnine. Quelli che non si vendono, bisogna comperarli facendo loro un po' di corte.
.... Ma l'Albertoni, che ha fatto la pelle dura in mezzo all'accanimento della politica, è troppo insensibile, è troppo scettico. I giornali, colle loro botte e i loro morsi contro la conferenza e il conferenziere, hanno prodotto un grave effetto: non tanto sull'opinione pubblica, quanto certo sulla salute di Giordano Mari.