Il dolore, la rabbia, le continue irritazioni e, per conseguenza, le cattive digestioni gli hanno guastato il sangue. Comincia un fignoletto sul collo, poi un secondo, poi un terzo dietro la nuca, più grosso e più maligno, che gli mette la febbre e non viene a suppurazione nemmeno cogli empiastri e le pappe di lino.

— Bisogna chiamare il chirurgo! Bisogna tagliare.

Giordano Mari ha un po' di febbretta, ma, per non perdere nemmeno questa occasione, finge il male anche maggiore. Sfoga contro sua moglie il dispetto e la rabbia per il fiasco della conferenza, tiene il broncio allo zio ministro e geme, piagnucolando, coll'onorevole Cogoleto:

— Vedete come mi ha ridotto quella gente?... Ditelo voi, ai vostri amici della stampa!... Se, proprio, me l'hanno giurata, se per partito preso vorranno straziare, dilaniare a questo modo anche il mio povero Ambrogio, finiranno coll'ammazzarmi!

Il Cogoleto, strizzando gli occhietti vividi sotto le sopracciglia aggrottate, lunghe come mustacchi, gira, borbottando, le redazioni dei giornali e torna all'Albergo Milano recando proteste di stima e promesse di articoli. L'Albertoni raccomanda il Sant'Ambrogio ad uno de' suoi segretari particolari, il solito che si tiene in contatto colla stampa.

L'Eccellenza di Destra e l'onorevole dell'Estrema sono più che mai presi dalla bellezza giovane e gaia, dalle grazie affascinanti della moglie, e per amore di lei prendono sul serio anche i fignoli del marito, tanto più poi che donna Emma, buona e in buona fede, seconda, a meraviglia, il giuoco di Giordano. Essa è inquieta, turbata, addolorata:

— Giordano ha la febbre! Smania, soffre orribilmente! Bisogna chiamare il chirurgo!... Bisognerà tagliare!

La poveretta non sa, non pensa più ad altro. Il lieve umorismo, la punta di critica è scomparsa; l'idolo risale al terzo cielo. Il suo Nino colla febbre, che aspetta il chirurgo, il suo Nino caro, sempre buono, anche quando strapazza e brontola; il suo Nino che ha sempre ragione, anche quando ha torto; che è sempre bello, affascinante, anche col foulard delle pappe di lino attorno al collo! Essa raddoppia le carezze ed i baci; lo veglia giorno e notte, non lo lascia un minuto. La Carolina non c'entra, non deve farsi nemmeno vedere!... La tenerezza della donna innamorata è gelosa di quelle cure. È lei stessa, Emma, colle sue piccole mani ingemmate, così bianche e così morbide, quelle piccole manine che Sua Eccellenza bacia sospirando, e il Cogoleto arrossendo fin sotto il velo dei peli irti, è lei stessa che gli fa le pappe ben calde, che le distende sulla tela, sotto la garza, che ne sente il tepore prima sulla guancia delicata, e che poi lieve lieve gli avvoltola intorno al collo.

— Povero Nino mio, ti fo male?

— Bene no, cara; grazie.