Giordano (con fermezza) Ti prego: c'è la Carolina per gli unguenti e per gli empiastri. Fammi il piacere di sonare e di chiamare la Carolina. Grazie.
Emma (suona mortificatissima e facendo il broncio).
Giordano (ritornandole vicino, accarezzandole una mano) Per un po', sta bene; ma adesso, basta. Le tue manuzzole sono troppo belle e desidero baciartele... senza sentir l'odore di seme di lino!
La Carolina (precipitandosi in furia) Sua Eccellenza! Il signor ministro! L'ho visto adesso entrare nell'ascenseur!
Giordano (ad Emma) Ricordati che io sono ammalato e che dormo! Già, non viene per me, ma per te! (Passa colla Carolina nel numero 30, e chiude a chiave l'uscio di comunicazione).
Emma, in un attimo, finisce di vestirsi.
Sua Eccellenza (in frak, decorazioni e un grande scatolone di dolci sotto il braccio: fermandosi sull'uscio) Troppo presto?
Emma. No, no, zio! Avanti!
Sua Eccellenza. Vengo presto perchè più tardi, oggi, non posso. (Sospirando) E poi dicono che non si lavora per il nostro paese! Alle dieci del mattino, come vedi, sono già in abito di fatica!
Emma (ammirandolo). Sei magnifico!