Emma si rannicchia ancora di più; caccia la testa sotto le coperte, per non sentire; ma quel rumore sempre più forte, continuo, misurato, la tien desta, l'opprime, la soffoca, riempie tutta la camera... e, sembra, tutto l'albergo.
Emma (sotto sotto, cacciandosi sempre più sotto) Dio, Dio, sentiranno?... Sentiranno nelle altre stanze?
X. Grandi novità.
La mattina dopo, il gonfiore è scomparso; Giordano Mari si sente in lena ed è di buonissimo umore. Ha ricevuto colla prima posta una letterina dell'Amodei che gli ha fatto molto piacere.
«Illustre e caro amico,
«Vi furono spedite ieri le prime copie del Sant'Ambrogio. Vedrete che splendida edizione! Che margini! Che carta! Mi direte bravo! E ho procurato al volume un articolo monstre, scritto da un critico famoso, professore d'Università, deputato... Indovinate chi è, e ditemi grazie. Dopo tantum nomen, se le rane vorranno gracidare, infischiatevene chiamandole rospi.
«Vostro affezionatissimo
Amodei.»
Giordano Mari (in manica di camicia, dinanzi allo specchio dell'armadio, si strappa con una pinzettina i peli bianchi della barba: fra sè) Che miracolo! Emma stamattina non si fa sentire! Forse, dormirà ancora. (Tende l'orecchio verso l'uscio) No! c'è la Carolina. Sarà in collera. Ieri gliel'ho fatta grossa! Tutto il giorno Richelieu e niente Nino! (Ammirandosi nello specchio dopo aver indossato l'abito) Povera piccola!... Faremo la pace. (Spinge il capo, senza bussare, in camera di sua moglie che sta facendosi pettinare dalla Carolina) Che capelli straordinarii!
Sente un'ondata del solito profumo à la peau d'Espagne, ma quella mattina è una delizia.
— Buon dì, dormigliosetta! Nemmeno un saluto, per chiedere al povero Nino come sta?