Emma voltandosi, mentre la Carolina le tiene sollevata tutta la grossa e lunga massa dei capelli, stende le due mani a Giordano, ma per un senso improvviso, come d'imbarazzo, non lo guarda in faccia.

Giordano (colla sua voce più bella, colle modulazioni più tenere, stringendole le due mani e baciandola in mezzo alla testa sulla riga dei capelli, sottile come un filo di refe bianco) Guardami, gioia. Sono bello come prima?

Emma lo guarda, ma non gli osserva la bocca e arrossisce come una fiamma, perchè vede nello specchio, o le par di vedere, la Carolina che si sforza per non ridere.

Giordano (convinto che sua moglie è in collera per la «cattiveria» del giorno innanzi e voglioso di far la pace, siede sopra una seggiolina di fianco alla toeletta, in faccia, vicinissimo ad Emma) Hai un cerino oggi, come direbbe il nostro buon dottore, un cerino incantevole. Sei fresca, bella, «bella al par d'una rosa». Non è vero, Carolina?

Emma (alla Carolina: un po' irritata) Fa presto!

Giordano (sorride fissando Emma e facendo sfoggio più che mai dei bellissimi denti) Com'è buono, soave l'odore dei tuoi capelli! È un peau d'Espagne delicatissimo! (Fiutando a lungo e chiudendo gli occhi) Un'ebbrezza!...

Emma si alza, con le mani agili dà gli ultimi tocchi di pettine ai riccioletti della nuca, poi, senza levarsi l'accappatoio, manda via la Carolina. Non può più vederla! Le riesce seccante, fastidiosa, insopportabile!

— Va! Va! Mi vesto sola.

La Carolina è intelligente: non fiata nemmeno; ma pensa, fra sè, andandosene pianino e chiudendo l'uscio, che l'ha sbagliata: ha fatto molto male a parlare.

Giordano. Ancora non mi hai dato un bacio. Sei proprio in collera?