Emma (adesso che non c'è più la Carolina lo guarda, lo guarda bene; ma non lo bacia sulla bocca; diventa rossa di nuovo e trova un altro posto dove baciarlo, sotto l'occhio) Ha scritto la mamma! Se vuoi la lettera, è nella mia cartella: guarda sul letto.
Giordano. Dunque, mi hai perdonato?
Emma. Lasciami far presto. — Sai? — Dev'essersi perduta una lettera del dottore. (Si leva l'accappatoio, sempre in fretta, per terminare di vestirsi).
Giordano. Ti aiuto io?
Emma. No, no. Da me sola fo più presto. Carlo andato a Val d'Olona, ma non sta ancora bene.
Giordano. Cara, cara, cara! Perdonami. Ti prego, ti supplico! Perdonami.
Emma si arresta... Lo guarda seria seria, a lungo, prima in collera, poi cominciando a sorridere. È l'incanto, la carezza della voce tenera, morbida. È il fascino dell'amore, il primo amore dei suoi vent'anni!
— No. Sei stato troppo cattivo. Lasciami far presto.
— Cara, cara, cara! Perdonami! Ti prego! Lo voglio! Perdonami!...
Emma si sente stretta fra le braccia di suo marito: tutto dimentica, tutto svanisce, si sente vinta. È l'anima risorta in estasi! È la gioia, è la vita che torna nel cuore palpitante!