— Auf! Che noia! Che noia! Come sono stufa! Stufa, stufa di questa Roma! A Milano avrei il babbo! Caro, caro il mio babbo! (E colle labbra gli manda un bacio) E all'Argentera, anche sola, avrei almeno i miei fiori!

Giordano Mari torna appena per il pranzo, e arriva ansante, gridando, ancora colla fretta e colla furia, come se n'era andato. Il Cogoleto aspetta d'abbasso, nella sala da pranzo; e lo zio li aspetta a teatro, per le nove e mezzo.

Giordano (ad Emma) Presto! Facciamo presto! C'è appena il tempo di vestirsi! Che cos'hai? Oh, ma ti prego, ti raccomando! Ancora quegli occhi! Oggi, proprio oggi! Sono assolutamente fuori di posto! Tanto più che io voglio vederti contenta, perchè sono contentissimo anch'io. Spero bene! Dopo la guerra atroce che mi hanno giurata, si tratta della lotta per la vita e... pazienza! Devo sottomettermi al giogo più odioso, che ho sempre aborrito di più: a quello della réclame! Sorridi, ridi, cara, per amor di Dio! Tu anzi... sei tu che devi spingermi, farmi coraggio, tenermi allegro! Si tratta della cattedra! Lo zio ha promesso! Tutto dipende dal Sant'Ambrogio. Capirai, non è per la vanità di ottenere un gran successo — io, resto io! — Ma devo farmi una posizione! Lo sai anche tu; devo lavorare (sorridendo affettuosamente, tanto più che bisogna far presto a calmare Emma, per non far troppo aspettare il Cogoleto), devo lavorare per vivere e guadagnar molto, molto... (abbracciandola) con un tesoro in casa, che mi spende quasi trecento franchi soltanto in sapone! Fa presto, gioia!

Emma lo guarda, lo fissa stupita... e vede il sorriso dei bei denti bianchi, e le corrono alla mente le parole della sua prima lettera: «... Povero, io avrò l'immensa ricchezza di essere il solo padrone di me stesso — sempre indomabile e fiero...»

— È lui! Giordano Mari! È lo stesso di Milano! Ma pure com'era diverso quella domenica nella sala del Circolo artistico-letterario! E dopo in via San Paolo? E dopo, e dopo, all'Argentera... E dopo, fino a Napoli? Mah!... — sospira e pensa la giovane donna, mentre sta abbigliandosi e facendosi bella per il deputato Cogoleto e per lo zio ministro. — Mah!.. quello era il sogno, l'incanto... E la vita, la realtà, si sa bene, è sempre diversa. È brutta; è molto brutta la vita, la realtà!

Il giorno dopo, non succede altro che un piccolo cambiamento del giorno prima: suo marito viene invece a colazione... e non a pranzo; mala sera, tardi, in compenso, le porta a casa, da leggere, uno splendido articolo sul Sant'Ambrogio; anzi, lo legge tutto lui, lentamente, colla bella voce alta e sonora.

— Porta pazienza, gioia cara. Forse, anche domani sarò occupatissimo, e forse, temo, dovrò pranzare col direttore del Corriere Romano; ma poi, dopo, tutto per te!

Lo zio ministro aveva parlato chiaro e lo aveva consigliato bene:

— Vuoi che il tuo volume sia lodato e portato alle stelle? Allora, devi non solo farti valere, ma farti vedere. I giornalisti sopra tutto! Ti raccomando i giornalisti! Non basta conoscerli, farsi presentare; ma bisogna frequentarli, viver con loro. Gridano, strepitano, certe volte; ma sono, in fondo, bravissimi ragazzi, divertenti, pieni di spirito e che ti daranno tutta la celebrità e la gloria che desideri, al patto di goderla un po' tutti insieme. — Perchè fabbricare un grand'uomo... per gli altri? Con che gusto? — E se tu resti chiuso, nascosto all'albergo con tua moglie, il Sant'Ambrogio... sarà un mezzo fiasco. Il suo valore? Il suo merito intrinseco, tu dici? Ma chi saprà mai, davvero, se è un capolavoro o, scusa, una bricconata? Nessuno; nè tu che lo hai scritto, nè i tuoi critici... che non lo hanno letto! Caro mio, non è il libro che bisogna fare; bisogna fare l'autore! Tanto è vero che ci sono molti autori celebri, che non hanno mai scritto niente! Hai capito? Mi spiego?

Giordano Mari ha capito benissimo; si mette a far la vita dei caffè e del Corso, affidando la moglie allo zio, che diventa sempre più galante, e al Cogoleto, che diventa sempre più geloso. Ma, anche nel poco tempo che passa colla moglie, Giordano Mari non si occupa di lei, ma del Sant'Ambrogio, sempre il Sant'Ambrogio, il quale comincia, del resto, ad essere discusso seriamente ed apprezzato, ammirato dalla gente colta, dagli studiosi.