— Fatti bella!... Sì, sì; sempre più bella! Anche tu devi rifulgere di gloria, e la bellezza è la gloria della donna!
E, dopo il Sant'Ambrogio e il suo trionfo, Giordano Mari non è più nemmeno geloso.
— Quel Borghetti!... (Sorridendo con bontà) E dire che ha avuto la debolezza di non scrivermi nemmeno un bigliettino!.. Non mi ha nemmeno telegrafato per il grande successo del Sant'Ambrogio! Ho fatto bene a levare la dedica. È un invidioso!... Tutti si sono fatti vivi in questa circostanza! Il Barbarani, Guido Bardi, l'onorevole Simonetti, la marchesa Gonzales... persino la d'Arborio, per quanto innamorata di Nino Sebastiani; ma, invece, il signor architetto, niente. Si capisce, del resto, povero diavolo: invidia e gelosia. Carlo Borghetti?... Chi è? Il gran talentone di Milano, e che a Roma nessuno conosce, tranne quel tribuno quarantottesco di Pietro Schiavino. Pietro Schiavino? Ah! ah!... Il solo punto nero in mezzo a tanto cielo azzurro.
Giordano Mari gli ha mandato subito il Sant'Ambrogio, e, abbandonando per la circostanza lo stile novissimo, gli ha fatto una dedica alla Garibaldi:
All'atleta della libertà e dell'avvenire
questo propugnatore del passato.
Poi aspetta; ma non arriva niente. Giordano Mari non riceve nessun bigliettino di ringraziamento. Compera il Popolo tutti i giorni... niente; il Popolo non parla del Sant'Ambrogio.
Che il volume si sia smarrito negli uffici di redazione? È tanto facile! E si affretta a mandare una seconda copia:
Allo strenuo e integerrimo campione
dell'ideale
un «uomo giusto» d'altri tempi.
(Omaggio e ricordo dell'autore, coi più affettuosi e cordiali saluti)
Niente. Anche dopo l'invio della seconda copia, nessuna risposta, nessun articolo.