— Che villano!... Avrebbe dovuto imparare un po' di educazione dal senatore Bernabeis!
E, uno dopo l'altro, manda il Sant'Ambrogio a tutti i redattori ordinarii e straordinarii del Popolo. Poi, finalmente, visto che non riesce a ottenere nemmeno l'annunzio, si dà pace infischiandosene con un'alzata di spalle:
— I rospi... lasciamoli tacere!
Una sera, prima di pranzo:
Due carrozze sono ferme presso l'Albergo Milano. Una carrozza di piazza per condurre Giordano Mari a Ponte Molle: un pranzo di amici, di tutti i colori: redattori della Monarchia e del Corriere Romano, dell'Avvenire e della Croce di Malta. E un grande landò di casa Campolatino che aspetta donna Emma.
La principessa di Campolatino, in voce d'essere la Ninfa Egeria del presidente del Consiglio, di solito non riceve che uomini, e non è molto amabile colle signore belle. Donna Emma è la nipote del ministro della pubblica istruzione; è la moglie di un grande scrittore in voga, e poi è milanese — è a Roma soltanto di passaggio — e non c'è da temere per la concorrenza.
Il numero 30 e il numero 31 sono inondati di luce e di profumo à la peau d'Espagne. L'uscio di comunicazione è spalancato. Giordano Mari, ancora in pantofole e in maniche di camicia, va innanzi e indietro affrettatamente, come se le due camere fossero ormai una sola. Ad Emma che sta pure abbigliandosi:
— Se per caso non posso venire stasera dalla principessa, nemmeno sul tardi, ti prego, cara, le farai le mie scuse. Le dirai che un gruppo di giornalisti mi ha offerto un gran pranzo a Ponte Molle.
Emma (che ha sempre, da poco in qua, una cert'aria indagatrice) Ma se mi ha detto il Cogoleto che sei tu che hai invitato i tuoi amici a Ponte Molle?