È l'articolo già da tempo promesso e annunziato dall'Amodei; Giordano Mari sapeva che doveva uscire in quel numero, ma l'improvvisata gli fa molto piacere lo stesso! (Contentissimo, rivolgendosi ad Emma) Lo zio non è rimasto in collera! Tutt'altro! (Rilegge il biglietto ad alta voce) «Cara nipotina. Il mio segretario mi comunica le bozze di un articolo che uscirà nel prossimo fascicolo della Rivista Nuova. Io mi affretto a mandartelo, sperando di farti piacere e baciandoti la bella manina... in ginocchio». In fondo, è un buonissimo diavolo! (Guarda l'orologio) Sono quasi le sette. Non importa! Aspetteranno. (E legge a brani, ad alta voce, l'articolo) «Habemus un libro! Anzi, un libro è dir poco. Abbiamo un'opera, nel senso preciso e grande della parola: un'opera insigne, completa, che rispecchia tutta una esistenza di ricerche, di studii,» — Bravo! — «di intuizioni, di divinazioni!»

— Bravissimo!

«... Pareva smarrita nella nostra letteratura storica e scientifica la robustezza tradizionale di quelle visioni retrospettive che sembrano gettare sprazzi di luce e di calore sul passato. Giordano Mari col suo Sant'Ambrogio ci ha provato che in Italia, non solo si sa ancora scrivere, ma si sa ancora pensare». — Benissimo! — «E quando il pensiero critico, l'indagine storica, l'evocazione artistica, assurgono al valore contenuto in queste pagine, la monografia diventa poema: non si narra più, ma si crea».

— Precisamente!

«... L'efficacia riproduttrice dell'opera del Mari sul grande vescovo di Milano, fa ripensare alla trasmigrazione degli spiriti, nel senso che l'autore sembra uomo dell'epoca che ha impreso a dipingere, rinato nella nostra età volgare per riaccendere entusiasmi e fedi quasi spente omai nell'anima del popolo».

— Anche questo è verissimo!

«... Per noi il Sant'Ambrogio, più che un libro raro, è una gloria della patria. Lirica e romanzo, storia e archeologia, gli uomini e i monumenti, il mesto insegnamento che emana dalle morte cose e l'inno fremente alla vita, tutto si alterna nelle pagine strane, dense, mirabilmente scritte e istoriate di questo Sant'Ambrogio, che Giordano Mari ha dato alle stampe. Quanti anni di lavoro, quante veglie, quanti entusiasmi ha chiesto un libro simile al suo autore?» — Verissimo! — «La poderosa monografia del Mari sull'età tipica delle libertà comunali lombarde si affaccia come un prezioso anacronismo. V'è in questo libro il profumo aspro, la rude poesia di quei secoli remoti. Nessuno, a parer nostro, potrà trovarvi traccia di una sola imitazione pedissequa e indolente». — Ah, no, viva Dio! — «Tutti quelli, che vorranno studiare e scrivere del personaggio insigne e dell'epoca sua, dovranno a quest'opera attingere come alla fonte più schietta, alla più doviziosa miniera. Il Sant'Ambrogio si afferma, nella produzione letteraria dell'anno, come l'opera madre». — È un bellissimo articolo. Sono contentissimo! Carolina! Fa presto, il calamaio! (Ad Emma) Scrivi, subito, una parola a nostro zio per ringraziarlo!

Emma (che ha già indossata la pelliccia) Io? No. Questo poi, no!

Giordano (facendosi il nodo alla cravatta e pestando i piedi perchè nell'orgasmo, nella fretta, non gli riesce bene) Allora gli mando un telegramma, io, per tutti e due?... E finiscila di guardarmi con quegli occhi attoniti, incantati. — O sì... o no! — O fingere di non saper niente, o prenderla sul serio e andare sino in fondo, magari con una buona sciabolata!.. Risolvi!

Emma (con un'alzata di spalle) Fa come vuoi!... (E se ne va senza aspettarlo).